RISPOSTE AI VOSTRI QUESITI    


Le risposte qui riportate sono relative a domande a noi pervenute attraverso il sito.
Verranno privilegiati, naturalmente, i quesiti di largo interesse.

Dal Febbraio 2002 le risposte vengono date prevalentemente sul Forum domande e risposte 

 

ELENCO DOMANDE

Coltivazione del melograno

Informazioni su battericidi naturali

Potatura piante da frutto

Platani sofferenti

Tarlo dell'albicocco

Parassiti su bosso (con foto)

Conifere mutilate

Scopazzi in giardino (con foto)

Liquidambar con foglie secche (con foto)

Influenza della luna sulle coltivazioni

Rododendri: funghi e masticatori (con foto)

Stallatico e concimazione

Frankliniella su Viburnum tinus (con foto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coltivazione del melograno
Gennaio 2001 - Domanda del sig. Mauro Basiglio di Piverone (TO)

Vorrei cortesemente sapere notizie sulla coltivazione del melograno e sul costo delle piantine. Grazie.

RISPOSTA
Grazie per averci contattato! Speriamo che il sito le sia piaciuto.
Abbiamo in vivaio delle piante di melograno a cespuglio molto belle in vaso
di coltivazione, alte quasi 2 m, a L. 65.000. Oppure delle piantine di
melograno nano alte 30 cm a L. 20.000.
Se è interessato alla spedizione, ci contatti pure per eventuali accordi
sulla consegna.
Il melograno (Punica granatum) è una pianta dalla doppia attitudine
ornamentale e da frutto. Di origine mediterranea, ama i luoghi esposti e
soleggiati, per rendere al meglio. E tuttavia è resistentissimo sia al
freddo che alla siccità. Produce fiori stupendi di colore rosso-aranciato,
per tutta la bella stagione (da Maggio ad Agosto), che spiccano sul colore
verde chiaro del fogliame. Qualunque progetto di giardino basato su colori
forti (giallo, rosso, bianco, blu/viola) prevede la presenza di uno o più
melograni. L'abbiamo usato come esemplare singolo (tronco contorto e
nodoso), come gruppo, come siepe. Sempre con ottimi risultati. E se, come
me, è goloso del frutto...
Ci tenga informati, e ancora grazie dell'attenzione.

 

 

 

 

Informazioni su battericidi naturali
Febbraio 2001 - Domanda del sig. Paolo Giovannetti di Savignano sul Rubicone (FO)

Sono un perito agrario romagnolo (di Savignano sul Rubicone provincia di Forlì) e sono alla disperata ricerca di fungicidi e battericidi naturali non tossici per le piante da impiegare prevalentemente su piante da frutto micropropagate.
Tali prodotti dovranno naturalmente avere un ampio spettro d'azione, essere solubili in acqua, ed essere efficaci a ph 5-6
Vi sarei grato se poteste inviarmi tramite e-mail un catalogo e un listino prezzi.
Un grazie anticipato

RISPOSTA
Benvenuto tra i visitatori del nostro sito, che spero le sia piaciuto.

Tra i prodotti da noi trattati, ne esistono due che potrebbero fare al caso suo:
1) Bio-repellent della DueCi-Fito (che credo sia uscito dal catalogo già da qualche tempo) che è un prodotto liquido a base di propoli (ne abbiamo ancora 5 confezioni a L. 10.000 cad.), indicato sulla confezione come protettivo nei confronti di funghi e batteri.
2) (più recente) BIO GUARD DIFESA della Bioline, che è un prodotto liquido molto valido contenente:
- Estratti di equiseto (attività anticrittogamica)
- Estratti di timo (attività antibatterica)
- Propoli (attività anticrittogamica, antibatterica, antivirale)
- Fe, Cu (tracce), N, Ca, Mg, Mn, K
- Sapone molle di potassio
La confezione è da 500 cc (si usano circa 10 cc per litro di soluzione) e costa L. 20.000
Grazie per averci visitato, e a presto...

 

 

 

 

 

Potatura piante da frutto
Febbraio 2001 - Domanda di Marisa dall'Oltrepò pavese (PV)

Possiedo un terreno nell'Oltrepò Pavese che ho trascurato da diverso tempo. Ci sono una trentina di piante da frutto: ciliegi, peschi, meli, peri, susine e mele, oltre un paio di noci fichi e cachi. Avrei bisogno di una consulenza per effettuare una potatura e sapere quanto potrebbe venire a costare. Come possiamo fare? Grazie. Marisa

RISPOSTA
La potatura delle piante da frutto, come lei sa, non è operazione troppo
facile, e non può essere lasciata a mani inesperte.
Noi non abbiamo alcun problema a operare nell'Oltrepò pavese (abbiamo già
svolto lavori in zona), ma ovviamente l'intervento sarà gravato delle spese
di trasferta, che potremo concordare telefonicamente insieme.
Di solito effettuiamo una visita preliminare dell'agronomo (costo in
funzione della distanza... diciamo 100.000 lire più un buon caffè), nella
quale, oltre all'eventuale consulenza, viene definito il tipo di intervento
e il costo relativo.
Di solito operiamo a forfait, cioè proponiamo un costo chiuso comprendente
ore di manodopera, trasferta, prodotti necessari, rimozione residui ecc.
Durante la visita infatti potrebbe rilevarsi la necessità di trattamenti, di
espianti, di concimazioni straordinarie ecc.
Grazie per averci visitato.

 

 

 

 

Platani sofferenti
Marzo 2001 - Domanda inviata da Enrico Viti di Pietrasanta (LU)
Salve! Mi chiamo Enrico Viti e gestisco il mio Ristorante ("Da Coppo")..
Abbiamo uno spazio all'aperto, retrostante ed in estate lo usiamo per pranzare.
In questo giardino vi sono tre Platani che non esiterei a definire magnifici, se non fosse che fin da subito, appena terminato di mettere le foglie, inizia  a perderle ed inoltre produce un pulviscolo noiosissimo, unitamente a dei minuscoli pallini neri!
Ho sistemato degli ombrelloni sotto i platani per salvare i tavoli ed i miei ospiti da questi fastidiosi inconvenienti.
Mi chiedo e vi chiedo: tutto questo è normale?
Cosa posso fare per ovviare a questi inconvenienti?
Mi hanno consigliato di irrorarli con una soluzione di Verderame! una volta comparse le foglie.
In ultimo ho sentito dire che tutto ciò è inevitabile in ragione del fatto che ormai i Platani sono tutti ammalati di Cancro e che l'unico rimedio è abbatterli.
In verità l'ombra di questi platani mi sarebbe utile ma in queste condizioni sono costretto da quando entrano in vegetazione a spazzare le foglie in continuazione e a bagnare in continuazione per tenere "a bada " il pulviscolo che producono. Spero che possiate essermi d'aiuto.
Cordiali Saluti
Viti Enrico Giovanni

RISPOSTA
Egr. Sig. Viti
Grazie innanzitutto per averci contattato.
E' molto probabile che i suoi platani stiano soffrendo del famoso "cancro
colorato", grave affezione fungina (agente patogeno Ceratocystis fimbriata
f.platani) le cui cause scatenanti dipendono molto spesso da potature
scorrette, danni da paraurti sul tronco, residui malati lasciati in loco o
anche danni alle radici da scavi per tubazioni.
La letteratura sull'argomento suggerisce come lotta la pronta e immediata
eliminazione delle piante gravemente malate, con tempestiva bruciatura dei
residui di taglio e della segatura. Se esistono piante sane, o poco
attaccate, si può utilizzare un fungicida endoterapico (fosetil-Al) che
possiamo procurarle.
Per essere certi però che si tratti di cancro colorato, potrebbe essere
utile che ci mandasse una decina di foglie in un pacchetto per posta
prioritaria (quando cominciano a presentare i sintomi della malattia).
Potrebbe anche trattarsi di un altro parassita, magari dalla lotta molto più
semplice.
In entrambi i casi, con un costo contenuto, possiamo mandarle le indicazioni
per un eventuale piano di lotta mirato.
Cordiali saluti

 

 

 

Tarlo dell'albicocco
Aprile 2001 - Domanda inviataci dal sig. Carlo Tonini di Rivalta sul Mincio (MN)
Come posso liberare l'albicocco dall'attacco del tarlo adottando un sistema biologicamente sicuro e senza utilizzare antiparassitari chimici da me ritenuti molto più dannosi dei tarli stessi? Vi ringrazio anticipatamente per un Vs. pronto riscontro perché .... intanto i tarli se lo mangiano.

RISPOSTA 1
Grazie per averci sottoposto un quesito. Speriamo abbia apprezzato l'intero
sito.
L'indicazione "tarlo" dell'albicocco non è particolarmente precisa, e
potrebbe indicare diversi parassiti.
Se, come penso, si tratta di uno dei "tarli" tipici delle piante arboree
(salici, pioppi) che ha occasionalmente colpito il suo albicocco (quindi una
grossa larva di lepidottero, tipo Cossus cossus o di coleottero cerambicide
tipo Stilpnotia salicis), c'è sempre a disposizione il vecchio rimedio del
filo di ferro.
Una volta identificato il foro, vi si infila un fil di ferro morbido,
spingendolo fino in fondo (talvolta anche per un metro), fino a sentire il
"rumore" della larva schiacciata.
Tenga presente che comunque è possibile anche fare percolare all'interno del
foro degli insetticidi naturali NON SISTEMICI (tipo piretro e quassine, che
volendo possiamo fornirle per corrispondenza), che non entrerebbero in tal
modo in circolo nella pianta (gli scavi infatti sono solo a carico del
midollo), e che hanno, di solito, una buona efficacia.
Cordiali saluti

Il sig. Carlo Tonini precisa:
Prima di tutto la ringrazio a mia volta per avermi prontamente risposto e mi
complimento per il sito ben allestito, ed a mio personale parere completo di
molteplici possibilità di accedere ad informazioni e consigli  che risultano
preziosi per appassionati del pollice verde con poca esperienza come chi Le
scrive.
Concordando con quanto da Lei scritto, a fronte della descrizione piuttosto
superficiale che Le ho inviato, il parassita in questione non risponde alla
descrizione da Lei fatta.
Gli insetti che stanno scavando all'interno del mio albero sono circa 2 mm
di lunghezza, di colore nero, sono affusolati e dotati di piccole zampe. I
fori che praticano sono circa un millimetro di diametro e si evidenziano in
quanto al loro ingresso viene espulsa la segatura. Le chiedo ringraziandola
anticipatamente di valutare quanto sopra, e se esiste suggerirmi un adeguato
rimedio. Distinti saluti.

RISPOSTA 2
Sì, ora il quesito è un po' più chiaro.
Si tratta molto probabilmente di piccoli coleotteri xilofagi della famiglia
degli scolitidi.
Agendo in grande quantità (da un'ovatura possono nascere centinaia di
larve), e disponendo di un buon apparato masticatore anche in fase adulta,
creano grossi danni.
E' necessario spruzzare, o fare colare all'interno di ogni singolo foro (se
è una singola pianta e ci tiene, può valere la pena di perderci un po' di
tempo) un insetticida che abbia efficacia.
Se lo vuole naturale, la soluzione migliore è quella di utilizzare quassine
naturali, che a richiesta siamo in grado di fornirle.
Diversamente può utilizzare anche principi chimici (diazinone, malathion)
che può trovare dappertutto, ma che poi troverà anche nelle albicocche...
Cordiali saluti

 


Parassiti su bosso
Aprile 2001 - Domanda inviataci dal sig. Paolo De Giuli di Milano
Caro Luca,
che animali sono arrivati sui miei bossi? (allego foto)
Siete come al solito iperproduttivi! Continuate così, a presto.

RISPOSTA
Il tuo quesito ci ha impegnato non poco, perché il parassita presente sui
tuoi bossi non è diffusissimo, e da molti testi non è neppure riportato.
Si tratta di un insetto (precisamente un dittero cecidomide, un parente di
mosche e moschini) che provoca danni durante il suo stato larvale.
Si tratta (con molta probabilità) di Monarthropalpus buxi (cecidomia del
bosso). Le sue larve scavano mine fogliari che provocano rigonfiamenti, e
vanno eliminate.
Un sistema efficace all'impianto delle nuove piantine, dicono sia
l'immersione della chioma in acqua a circa 50 gradi per 6-7 minuti. Se (come
nel tuo caso) le piante sono già a dimora, è consigliabile una potatura
delle parti più giovani (di solito più colpite) con eliminazione immediata.
Trattamenti chimici sulla chioma possono essere fatti solo al momento dello
sfarfallamento degli adulti (maggio) con Diazinone o Dimetoato. In altri
momenti credo possa avere buona efficacia un sistemico come il confidor, per
la sua capacità di penetrare all'interno dei tessuti, anche nelle mine larvali.
In alternativa, devi pulire foglia per foglia!
Cordiali saluti

 

Conifere mutilate
Aprile 2001 - Domanda inviataci dalla sig.ra Anna

Salve,
con la scusa di una potatura, l'amministrazione del condominio dove vivo ha
orrendamente mutilato la cima di un cedro oramai quarantenne, privandolo
della sua parte più bella: la cima ed un grosso ramo tra i più alti.
Avrei bisogno di alcune conferme da chi possiede una competenza certa in
materia poiché ho intenzione di perseguire amministratore e condominio per
quanto hanno fatto.
Ma veniamo al punto.
Credo che questa "tecnica" si chiami "decapatura" o qualcosa di simile e
viene attuata con alberi quali l'Eucalyptus ed altri capaci comunque di
accrescersi con nuovi rami laterali: si controlla così l'altezza della
pianta, senza alcun danno per la sua salute, anzi... .
Nel caso del cedro invece (e qui mi occorre una conferma) viene asportata
così la parte di pianta deputata alla crescita (l'ultimo paio di metri)
condannandolo alla sola perdita di foglie (aghi?) e senza la speranza di
poter mettere nuovi rami e nuovo fogliame.
Ho visto alcuni poveri pini (albero che conosco meglio) privati anch'essi
dell'ultima parte del proprio tronco, torcersi penosamente negli anni,
tendendo sempre più all'aspetto di una pianta rachitica. Temo che la stessa
sorte toccherà al cedro che ho di fronte.
Un ringraziamento anticipato a chi, provvisto di adeguata conoscenza nel
campo (o simile esperienza) voglia darmi una risposta ed un saluto a tutti.
Anna.

RISPOSTA
Mi fa piacere sentire che la sensibilità delle persone comuni è urtata tanto
quanto la mia dai disastri provocati dalle potature assurde che si vedono in
giro.
Non so fino a che punto il Cedrus del suo condominio sia stato danneggiato
(il termine corretto è capitozzatura, quando viene lasciato solo un moncone
di tronco), ma certo
POICHE' NON E' AGRONOMICAMENTE CORRETTA UNA POTATURA DELLA PUNTA DI UNA CONIFERA COME IL CEDRUS lei può sicuramente rivalersi nei confronti di chi
ha provocato il danno per incompetenza o incapacità.
Il danno può essere quantificato con una causa legale che quantifichi,
attraverso perizia, il danno estetico arrecato al condominio, e il danno
economico legato alla probabile morte dell'esemplare (spesso non immediata,
ma conseguente a malattia fungina secondaria).
Il valore del danno può andare da poche centinaia di migliaia di lire
(taglio di un metro di punta) a alcune decine di milioni (taglio drastico di
5-6 m con conseguente morte (e sostituzione) di esemplare più che
trentennale.
Tenete inoltre presente che molti comuni sanzionano le potature scorrette, e
altri impongono la sostituzione degli esemplari morti. Tutelatevi PER
ISCRITTO anche su questa eventualità.
Il responsabile è senza dubbio alcuno l'impresa che ha realizzato i lavori.
L'unica giustificazione che può essere addotta è che l'amministratore abbia
specificamente richiesto quel tipo di lavoro. Il responsabile a quel punto è
solo lui.
Se l'amministratore può dimostrare che è stata l'assemblea a richiedere
SPECIFICAMENTE il lavoro, la responsabilità diventa vostra.
La via più immediata, in questi casi, è sospendere immediatamente il
contratto con l'impresa di manutenzione, trattenendo a parziale risarcimento
qualunque importo ancora dovuto, e riservandosi per raccomandata di
quantificare un equo risarcimento per il danno provocato.
Fateli vergognare, e pretendete che (come lasciate che sia solo il dentista
a togliervi i denti) sia un agronomo a supervisionare lavori complessi di
potatura.
Nella sezione potature del nostro sito, potrete vedere esempi di potature
scorrette di Cedrus
, se vi può consolare sapere che non siete i soli ad
essere danneggiati da imprese non competenti, che dovrebbero limitarsi a
fare ciò che sanno fare, o evitare di operare sul mercato provocando danni.
Restiamo a disposizione per qualunque tipo di assistenza.
Cordiali saluti e auguri



Scopazzi in giardino

Maggio 2001 - I sigg. Sala-Viscardi di Oreno di Vimercate (MI) chiedono notizie su una strana patologia che ha colpito numerose piante del loro giardino: Weigelia, Forsythia, Carpinus, Abelia, e anche il lauroceraso, sembrano come impazziti. Al posto di un nuovo getto, presentano mazzi di getti cortissimi e nanizzati, dagli internodi compattati, a cui segue deperimento e morte della pianta stessa. Tecnici da loro interpellati hanno dato le risposte più varie: virus, effetto di diserbanti portati dal vento, piogge acide.

Le piante si presentano all'incirca come in queste foto:


RISPOSTA:

Diagnosi

Durante la visita effettuata alcuni giorni orsono, ho preso visione della particolare patologia che ha colpito parecchie piante nel vostro giardino. In particolare erano colpite alcune Weigelia, la siepe di càrpini, delle Forsythia, delle Abelia, dei cespugli di Hypericum e qua e là singoli rami di specie diverse, tra cui anche il lauroceraso.
Ritengo che il parassita in oggetto sia un fungo del genere Taphrina, responsabile della malattia nota in patologia vegetale come "scopazzi". Le traduzioni inglesi (Witch’s broom) e francesi (Balai de sorcières) che contengono il termine strega o stregone, la dicono lunga sull’alone di mistero che circonda questa malattia. Il sintomo infatti è estremamente caratteristico e (come potete vedere con i vostri occhi) consta di una emissione foltissima di piccoli nuovi getti nanizzati (da gemme dormienti o di nuova produzione), che trasformano rami e rametti in altrettante scope e scopette rovesciate. Tale emissione sregolata (come se i tessuti fossero impazziti) provoca gravissimi danni alle colture che azzerano quasi la produzione fruttifera o fiorale, e "bonsaizzano" ogni nuovo getto.
Tra gli agenti responsabili di tali danni si contano funghi, micoplasmi e virus di tipo diverso. In alcuni casi danni isolati di questo genere possono essere provocati da diserbanti di tipo ormonico (2,4D o altri similauxinici). La similitudine di sintomi non è casuale. Infatti funghi, micoplasmi e virus provocano il sintomo proprio attraverso l’emissione (o l’induzione a che la pianta le emetta) di sostanze ormonali di tipo auxinico. Le auxine sono infatti importanti ormoni vegetali della crescita, il cui eccesso tuttavia provoca sintomi simili a quelli da noi riscontrati. Un ulteriore dosaggio di auxine provoca poi tumori e morte dei tessuti vegetali.
La mia diagnosi indica il fungo Taphrina (un parente del fungo responsabile della bolla del pesco) come responsabile, per diversi motivi. Virus e micoplasmi, infatti, tendono ad essere specifici per ogni pianta. E molto difficilmente colpiscono in modo così indifferenziato. I funghi invece, pur avendo anche loro una certa specificità, possono più facilmente diffondersi a gruppi di piante diversi. Ma l’elemento che più di tutti mi convince dell’eziologia fungina è la presenza dei maggiori focolai di infezione, SEMPRE nelle immediate vicinanze di tagli di potatura eccessivi, scorretti, e molte volte orizzontali. La vicinanza di una pianta casualmente ammalata (per esempio la Weigelia), ed una potatura con i medesimi attrezzi, effettuata su rami grossi, e senza trattamenti fungicidi preventivi, con l’aiuto di un inverno piovoso (e di un’intera annata molto umida) come quello del 2000, ha sicuramente agevolato la diffusione del parassita.

Lotta
Per nostra fortuna il fungo è più sensibile ai trattamenti di quanto possano esserlo virus e micoplasmi. Alcune piante, forse, potranno dunque essere salvate.
Gli interventi da effettuare sono parecchi, e piuttosto urgenti. Li elenco nell’ordine:

1) Eliminazione immediata di due Weigelia e due Forsythia malate con taglio alla base (il ricaccio potrebbe essere sano, ma va tenuto sotto controllo), e dell’intera aiuola di iperico.
2) Potatura di TUTTI i rami malati, senza alcun risparmio.
3) Trattamento contestuale immediato con spennellate di sali di rame o poltiglia bordolese sulle superfici di taglio, grandi o piccole che siano.
4) Trattamento generalizzato aereo con gli stessi prodotti, a cadenza mensile
5) Controllo di eventuale presenza di Metcalfa o cicadellidi, insetti in grado di diffondere la malattia e quindi (eventualmente) da tenere sotto controllo.
6) Trattamento sperimentale isopatico con prodotto che stimola la resistenza alla malattia (per il quale dovrà essere effettuato un prelievo di materiale infetto dal vostro giardino).

L’esito della lotta sarà visibile con precisione nella primavera 2002 in corrispondenza dei nuovi ricacci delle piante non rimosse, che dovrebbero essere sani. Periodicamente verrà effettuato controllo sanitario da parte dell’agronomo.
In attesa di vostre notizie porgo i miei più cordiali saluti.

 

 

Liquidambar con foglie secche (con foto)
Giugno 2001 - Domanda del sig. Erminio Repetto

Complimenti per l'ottimo sito!
Approfitto subito per inviarvi una immagine di alcune foglie del Liquidambar  che ho trapiantato questa primavera nel mio giardino.
E' una pianta alta circa 4 - 4,5 metri, trapiantata da piena terra del vivaio al giardino a fine marzo - primi di aprile.
Per il trapianto ho scavato una buca larga circa 1,1 metri e profonda circa 50 cm. Il terreno attorno è argilloso e compatto. Il fondo della buca e composto da una argilla grigia, dura e impermeabile. Per evitare ristagni di acqua ho costruito un drenaggio, una specie di "tubo" sotterraneo costituito con sassi e cocci di mattone, che consente di espellere tutta l'acqua in eccesso dalla buca convogliandola in strada grazie alla pendenza positiva. Per la messa a dimora attorno al pane di terra delle radici ho sistemato terriccio fornitomi dal vivaista.
Ho concimato leggermente con stallatico e concime a lenta cessione.
L'albero si trova nel mezzo del prato e riceve regolarmente l'acqua di irrigazione del sistema automatico del giardino.
Mi pare che abbia attecchito bene, solo che da qualche tempo ha iniziato a colorare le foglie di rosso, prime le punte, poi tutta la foglia che successivamente secca e muore. Inizialmente poche foglie erano colpite, ora aumentano sempre di più.
Allego immagine delle foglie in tre diversi stadi della loro "malattia". 
Grazie.
Repetto Erminio.

 

RISPOSTA

Grazie per i complimenti!
Faccio alcune considerazioni generali, fermo restando che non è possibile una diagnosi precisa.
La pianta sta soffrendo per diversi motivi. Il più importante direi che è sicuramente il trapianto tardivo da piena terra. Lei saprà che una pianta in piena terra alta 4-5 m ha radici larghe quasi altrettanto. L'espianto quindi asporta tutte le radici più esterne, che sono poi quelle dalle maggiori capacità assorbenti. Anche le piante trapiantate in inverno (quindi nel periodo migliore) soffrono comunque un po' questa asportazione di radici, e sono più lente ad attecchire rispetto a quelle contenute in vaso. Figuriamoci poi quando il trapianto avviene a primavera inoltrata!
Nulla di più facile da aspettarsi quindi che la pianta possa perdere un certo numero di foglie, presentando sintomi simili a quelli da lei fotografati. In tale caso, non resta altro da fare che aspettare, fino a che la pianta non avrà ricostituito un apparato radicale integro, in grado di supportarne la chioma esistente (circa due anni).
Vi è però un altro rischio, che è legato alla presenza di malattie fungine (solitamente connesse al ristagno idrico in terreni argillosi: quindi buona la sua idea di costituire un buon drenaggio), che possono svilupparsi in corrispondenza dei tagli alle radici effettuati con l'espianto.
Se qualche elemento le fa pensare che possa esservi anche questa concausa (i sintomi fogliari sono quasi identici..), può essere d'aiuto un trattamento con prodotti anticrittogamici, magari al terreno. E prima di tutto, rimuovere le eventuali cause di ristagno.
Tutto il resto, mi sembra ben fatto (impianto irriguo, concimi a lenta cessione e terriccio nuovo nella buca, drenaggio ecc.).
Ci tenga informati sull'evolversi della patologia. E auguriamoci che si tratti di sola "crisi di attecchimento".
Cordiali saluti


 

Influenza della luna sulle coltivazioni
Giugno 2001 - Domanda di "Flay tol"

Salve, sono una ragazza frequentante una scuola agraria e quasi per caso mi
sono trovata nel vostro sito, ho così potuto leggere alcuni argomenti da voi
trattati, ho trovato molto interessante quello sull'omeopatia e
l'agricoltura. Io sto cercando informazioni sull'influenza che ha la luna
sull'agricoltura e volevo gentilmente chiedervi se voi poteste fornirmi
qualche informazione.
Grazie e distinti saluti.

RISPOSTA
Benvenuta Flay tol, e grazie per i complimenti.
Il discorso influenza lunare è piuttosto complesso, ed è spesso rivestito
(del tutto a sproposito) di un alone magico. Probabilmente a causa
dell'attrazione spirituale che la luna esercita su tutti noi.
Ti do qualche indicazione di massima, per cominciare ad orientarti.
E' informazione nota a tutti gli agricoltori dell'antichità, che la luna
crescente stimola le attività vitali, mentre quella calante le deprime.
L'effetto è blando, ma perfettamente percepibile (soprattutto a livello
microscopico, per esempio batterico).
Imbottigliare un vino in luna crescente, significa ottenerlo un po' più
frizzante. E ben se ne accorge l'imbottigliatore, che si vede scoppiare
alcuni tappi in cantina. Le ferite tendono ad infettarsi più facilmente. E i
capelli crescono con grande rapidità. Tagliandoli non appena la luna entra
in fase calante, invece, si fa durare il taglio molto più a lungo.
Perché questo succeda, non è definito con precisione. L'ipotesi più semplice
è legata al fatto che (come nelle maree) la maggior quantità di acqua
disponibile, attivi ed acceleri i processi vitali. ma la spiegazione è forse
ben più complessa, ed ha sicuramente a che vedere con i campi magnetici che
(a nostra insaputa) tanto influenzano i fenomeni vitali.
L'agricoltore avveduto sa che nella pratica, luna crescente significa
accelerazione del tempo necessario alla fioritura (cioè le piante fioriscono
prima). Dunque, se produce insalata, farà bene a seminare in luna calante,
per fare durare la "foglia" il più a lungo possibile. Se seminerà piante da
fiore, al contrario, farà bene a seminare in luna crescente, per avere fiori
al più presto possibile (e così farà per zucchine, cavolfiori e pomodori).
Spero che per incominciare ti basti
A presto


Rododendri: funghi e masticatori.
Luglio 2001 - Domande di Massimo Miglietta di Terruggia - AL (con foto)

Buongiorno!
In allegato troverete varie fotografie.
Le mie domande sono queste:

1) La polverina rossastra presente sulle nuove foglie è un fungo oppure è normale per questa 
pianta?



2) Che malattia può causare la mutazione delle foglie e poi la caduta? Oppure è carenza di 
qualche elemento nel terreno?
Il terreno è un composto di torba acida, terriccio, aghi di pino e circa 3 volte all'anno 
aggiungo solfato ferroso, oltre a fertilizzante (nitrophoska gold); inoltre nella stessa vasca 
sono presenti altre tre piante di rododendro che non presentano gli stessi sintomi.



Vi ringrazio in anticipo per una vostra risposta.

 

PRIMA RISPOSTA
Grazie per le bellissime fotografie che presto, se ne avremo il tempo, riporteremo sul sito.

La "polverina rossa" non riesco a capire, dalle foto, da che cosa sia costituita. Può descrivermela meglio anche a parole? (consistenza, durata, periodo di formazione e scomparsa, danni, presenza di insetti o acari ecc.). Il sintomo è insolito, e mi incuriosisce.
Per quanto riguarda le macchie scure, il sintomo è invece chiarissimo (e frequente). La eccessiva esposizione al sole delle foglie del rododendro (soprattutto se molto concimato), provoca quei tipici ingiallimenti al centro della foglia. Su di essi si instaurano poi funghi secondari, che imbruniscono i tessuti, e talvolta fanno progredire la malattia. Suggerisco in questo caso il taglio delle foglie danneggiate, e un trattamento preventivo con poltiglia bordolese sulle parti sane (fusto e foglie nuove). Se possibile, poi, deve essere protetta maggiormente dal sole la pianta.
Le foglie smangiate ai bordi, sono, come giustamente da lei suggerito, opera di oziorrinchi. Per combattere tali parassiti suggerisco l'uso primaverile di nematodi, da spargere sul terreno. Questi, parassitizzando le larve, bloccano lo sviluppo del coleottero, che nel giro di un anno sparisce.

Danni da oziorrinco su rododendro.
Il colpevole...
Molto meno efficaci, invece, sono i trattamenti al terreno con insetticidi, che oltretutto avvelenano la vita ivi esistente.
Aspetto ulteriori notizie (o foto) sulla polverina rossa e porgo i miei più cordiali saluti

Il sig. Miglietta chiarisce ulteriormente il problema:
La ringrazio per l'interessamento e la sua risposta, e cercherò di chiarire maggiormente il fatto 
della colorazione rossastra delle foglie giovani del rododendro.

Innanzitutto devo segnalare che questa pianta è stata trattata, all'imbrunire, nel corso dei mesi 
di maggio e giugno, con insetticida Sepran, principio attivo Clorpirifos 21,5%, per tre volte, 
per cercare di liberarmi dell'oziorrinco (insetto che 
sono riuscito a catturare di notte dopo lunga ispezione con una torcia elettrica, i vicini mi 
avranno dato del matto!).
Questa polverina, simile a polvere di mattone, non è adesiva o appiccicaticcia  e si asporta 
semplicemente sfregando il dito sulla foglia con una modesta pressione. Non mi risulta che 
siano presenti acari o altri parassiti, non trovo danni provocati da questa polverina.
Determinare la comparsa è difficile poichè mi sono accorto della presenza a foglioline già 
aperte.

Allego inoltre una fotografia rappresentante cocciniglie presenti sulle mie piante 
di limone. Esiste un insetticida biologico o naturale per questo parassita? I limoni vengono 
utilizzati in cucina per il succo e talvolta anche per la buccia, pertanto se posso evitare di 
bagnarli con sostanze chimiche (insetticidi o pesticidi) penso che ne sia a mio vantaggio.  



Ultima richiesta: ho fotografato un insetto che spesso trovo all'interno del fiore delle rose. Che insetto è?
Cosa è meglio fare, eliminarlo con insetticida o eliminarlo manualmente?



Ringraziandovi ancora, porgo i miei migliori saluti

Massimo Miglietta

SECONDA RISPOSTA
1) Alla luce di quanto mi dice, e grazie alla chiarissima immagine dove la polverina rossa si stacca dalla foglia, lasciandola inalterata, posso affermare che con buona probabilità (escludendo l'ipotesi di precipitazioni tipo vernici o polveri da cantieri vicini) si tratta di una malattia fungina di tipo epifitico, come la fumaggine. Questi funghi infatti, raramente patogeni, non si nutrono dei tessuti fogliari, ma solo delle sostanze nutritive (gomme, zuccheri) che per vari motivi si trovano sulla foglia. Che si tratti di malattia epifitica è chiaro dopo aver visto la perfetta pulizia della foglia dopo il passaggio del dito. Va ora capita l'origine della presenza di tali sostanze nutritive. Nei casi più frequenti, sono prodotte da afidi o cocciniglie che (magari in altre zone della pianta) succhiano e disperdono la linfa zuccherina elaborata. I danni alla pianta sono solo indiretti, e mai gravi: riduzione della capacità fotosintetica, indebolimento generale ecc.
Per rimuovere la malattia a questo punto suggerisco (oltre a periodici lavaggi con forti getti d'acqua) di concentrarsi sul parassita origine della melata, cercando di rimuoverlo.
 
2) La cocciniglia cotonosa degli agrumi è un parassita piuttosto pericoloso. Nello stadio descritto dalle sue belle foto, l'insetto si trova in piena attività riproduttiva, e può portare la pianta alla morte in pochi anni. Non volendo utilizzare insetticidi a base di olio bianco (rimedio principe per questi parassiti), è necessaria una attenta pulizia manuale di foglie e rami, da ripetere frequentemente. E' poi utile spruzzare le parti della pianta con repellenti naturali (ortica, equiseto ecc. - se desidera ce li può ordinare per corrispondenza), o con oli vegetali (colza ecc.) che tengono lontano l'insetto dal reinsediamento sulla pianta. Il danno è provocato dall'apparato boccale succhiante della cocciniglia, che sottrae continuamente linfa elaborata.
 
3) Il parassita delle rose è un coleottero scarabeide. D'abitudine tali insetti si nutrono da adulti di parti del fiore, che addentano con il loro forte apparato boccale masticatore, provocando precoce appassimento. Sono tuttavia raramente numerosi, e hanno cicli di sviluppo larvale nel terreno piuttosto lunghi. Anche qui consiglio la rimozione manuale degli adulti, o l'uso di repellenti. Eventualmente hanno buona efficacia anche il piretro e le quassine (che ci può ordinare per corrispondenza).
 
4) Le foto che manda sono molto belle. Se ha piacere a mandarcene altre, pubblicheremo sul sito quelle che riterremo più interessanti o confacenti agli argomenti da noi trattati.
 
Grazie per averci scritto
Cordiali saluti
www.vivaioclorofilla.it

 

 

Stallatico e concimazioni
Febbraio 2002 - Domanda di Claudia di Novate Milanese 

Buongiorno,
constato quotidianamente che la richiesta di stallatico secco e inodore ha
sempre più richiesta. Io stessa vorrei provare questo prodotto in quanto lo
ritengo quello più vicino e che si sposa meglio con la natura senza
disturbarla e offre ottimi risultati. Tuttavia spesso ascolto pareri e leggo
su libri che esistono concimi molto più efficaci e mirati dello stallatico.
In breve, lo stallatico è adatto per tutte le piante o ha delle limitazioni?
(es. so che il ciliegio per il troppo azoto potrebbe far creare la
gommosi)
E' da ritenersi quindi un concime completo e adatto anche a vari terreni ?
C'è qualche controindicazione?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta
Cordiali saluti
Claudia

RISPOSTA
Lo stallatico può presentarsi sotto diverse forme: terricciato o pellettato
(secco). Anche se venduti con lo stesso nome hanno prezzi e caratteristiche
diverse. Se il primo infatti deve intendersi solo come terriccio concimato
ottenuto DA residui di stalla, il secondo è invece un prodotto concentrato
con buon titolo in azoto (5-10% a seconda della qualità).
Non si tratta di prodotto particolarmente inodoro. Se lo è da secco, non
così si può dire una volta messo nel terreno e bagnato. Volendo un prodotto
inodoro ci si può invece rivolgere al pellicino (residui di pelli e cuoio),
che ha inoltre un titolo in azoto ancora più alto (>20%).
I concimi organici azotati non sono concimi completi. Contengono infatti
solo azoto e tracce di fosforo. Tuttavia apportano al terreno (oltre a
enzimi, microelementi, ormoni ecc.) buone quantità di sostanza organica. Che
la pianta non è in grado di utilizzare in quella forma, ma che trasformano
il terreno (nutrendone la vita in esso presente e trasformandone lo stato di
aggregazione delle particelle) rendendolo nel tempo sempre più fertile e
umizzato.
La sostanza organica nel terreno (e lo stallatico ne è uno dei maggiori
"fornitori") è un importantissimo indice di fertilità. Chi concima solo con
concimi chimici risparmia qualche soldo oggi, ma perde in pochi anni un
patrimonio di fertilità del terreno, che sarà difficile, dopo, ripristinare.

Mi domanda se la concimazione con stallatico sia completa. Chiaramente non
lo è, mancando di fosforo e potassio. Tuttavia la maggior parte dei terreni
italiani è ricca di potassio. E il fosforo molto spesso è presente, ma non
disponibile a causa di insolubilizzazione legata a fattori vari (pH,
competitori ecc.). Ha indovinato quale effetto può avere la sostanza
organica sulla biodisponibilità del fosforo? La aumenta, ovviamente.
Consiglio: basiamo la nostra concimazione sulla sostanza organica, e
integriamo ove necessario.
Il lavaggio del cervello, però, a cui l'industria chimica sottopone gli
agricoltori, ha spesso generato sciocche paure in chi utilizza lo
stallatico. Sentirà dire: puzza, brucia i germogli, porta malattie,
favorisce gli insetti. Non è assolutamente vero.
La gommosi delle drupacee è stimolata da tagli di potatura assurdi e non
c'entra nulla con lo stallatico. Gli eccessi di azoto possono fare parecchi
danni (tra cui gonfiare i tessuti e renderli più sensibili ad attacchi
parassitari), ma questi sono quasi sempre attribuibili a concimazioni
chimiche azotate, quasi mai a stallatico, che cede l'azoto con molta
gradualità.
L'unico problema che può nascere (ma nasce da uno scorretto spargimento in
campo) può essere la "bruciatura" di tessuti giovani (prato, germogli) se
mucchietti di stallatico concentrato vengono lasciati fermentare sul
terreno.
Lei ne usi pure in quantità, e avrà un terreno fertile e sano per molti
anni.

Esiste comunque uno spazio chiamato FORUM dove può porci qualunque quesito
ricevendo (con minor nostra fatica) una pronta risposta.
E se vuole lasciarci un saluto sul guestbook, ci farà cosa gradita.
Grazie e cordiali saluti
www.vivaioclorofilla.it

 

 

Frankliniella su Viburnum tinus (con foto)
Febbraio 2002 - Domanda di Guido Ballabio di Milano

Non riesco a debellare una malattia delle foglie di un grande Viburnum tinus (laurotino) del mio
terrazzo.

Allego Fotografie :

1) Foglia malata

2) Ingrandimento foglia malata


3) Vista al microscopio


Sembra una specie di catrame. Le foglie diventano marroni e poi cadono. Le nuove foglie sono sane ma poi si contagiano e il ciclo continua :
- di cosa si tratta ?
- cosa si puo' fare ?
Grazie in anticipo e cordiali saluti da
Guido Ballabio
Milano


RISPOSTA
Si tratta di un parassita piuttosto pericoloso. E' un insetto rincote che prende il nome di Frankliniella occidentalis, ed è piuttosto diffuso nelle serre e negli ambienti protetti.
Negli ultimi anni si è diffuso parecchio anche in esterno, soprattutto sulle foglie coriacee sempreverdi di lauroceraso, Viburnum tinus, camelie ecc.
L'insetto, simile a un afide nero, si diffonde in colonie di numerosi individui, il cui danno è provocato dalla suzione di linfa, che avviene attraverso l'apparato boccale succhiante, e dalla contemporanea emissione di residui zuccherini che limitano la capacità fotosintetica, e rendono esteticamente brutta la pianta in oggetto.
Al momento non conosco rimedi biologici in grado di contrastarne l'attività. Buoni risultati si ottengono con piretro naturale o piretroidi, oppure con orthene (Acephate), purché lo spargimento sia effettuato sulla pagina inferiore della foglia. In vivaio troverà tutte le indicazioni del caso.
Qualora si scelga di non trattare, l'insetto si diffonde molto rapidamente, estendendosi anche a numerose altre piante sempreverdi. E' necessario quindi tenerlo sotto controllo.
Le piccole dimensioni del parassita, infatti, non consentono l'immediato riconoscimento.
Grazie per le bellissime foto che ci ha inviato, e che abbiamo prontamente pubblicato, a beneficio di tutti i nostri "navigatori". Ancora auguri!

 

Dal Febbraio 2002 le risposte vengono date prevalentemente sul Forum domande e risposte
Verranno riportate solo eventuali e-mail corredate di materiale fotografico di interesse generale.