RISPOSTE AI VOSTRI QUESITI
Le risposte qui riportate sono relative a domande a noi
pervenute attraverso il sito.
Verranno privilegiati, naturalmente, i quesiti di largo interesse.
Ove non diversamente specificato, le risposte devono intendersi fornite dal
Dr.Agr. Luca Speciani o dal Dr.Agr. Mario Pria.
Dal Febbraio 2002 le risposte vengono date prevalentemente sul Forum domande e risposte
ELENCO DOMANDE
Coltivazione del melograno
Informazioni su battericidi naturali
Scopazzi in giardino (con foto)
Liquidambar con foglie secche (con foto)
Influenza della luna sulle coltivazioni
Rododendri: funghi e masticatori (con foto)
Frankliniella su Viburnum tinus (con foto)
Coltivazione del melograno
Gennaio 2001 - Domanda del sig. Mauro Basiglio di
Piverone (TO)
Vorrei cortesemente sapere notizie sulla coltivazione del melograno e sul
costo delle piantine. Grazie.
RISPOSTA
Grazie per averci contattato! Speriamo che il sito le sia piaciuto.
Abbiamo in vivaio delle piante di melograno a cespuglio molto belle in vaso
di coltivazione, alte quasi 2 m, a L. 65.000. Oppure delle piantine di
melograno nano alte 30 cm a L. 20.000.
Se è interessato alla spedizione, ci contatti pure per eventuali accordi
sulla consegna.
Il melograno (Punica granatum) è una pianta dalla doppia attitudine
ornamentale e da frutto. Di origine mediterranea, ama i luoghi esposti e
soleggiati, per rendere al meglio. E tuttavia è resistentissimo sia al
freddo che alla siccità. Produce fiori stupendi di colore rosso-aranciato,
per tutta la bella stagione (da Maggio ad Agosto), che spiccano sul colore
verde chiaro del fogliame. Qualunque progetto di giardino basato su colori
forti (giallo, rosso, bianco, blu/viola) prevede la presenza di uno o più
melograni. L'abbiamo usato come esemplare singolo (tronco contorto e
nodoso), come gruppo, come siepe. Sempre con ottimi risultati. E se, come
me, è goloso del frutto...
Ci tenga informati, e ancora grazie dell'attenzione.
Informazioni su battericidi naturali
Febbraio 2001 - Domanda del sig. Paolo
Giovannetti di Savignano sul Rubicone (FO)
RISPOSTA
Benvenuto tra i visitatori del nostro sito, che spero le sia piaciuto.
Potatura piante da frutto
Febbraio 2001 - Domanda di Marisa dall'Oltrepò
pavese (PV)
Possiedo un terreno nell'Oltrepò Pavese che ho trascurato da diverso tempo. Ci sono una trentina di piante da frutto: ciliegi, peschi, meli, peri, susine e mele, oltre un paio di noci fichi e cachi. Avrei bisogno di una consulenza per effettuare una potatura e sapere quanto potrebbe venire a costare. Come possiamo fare? Grazie. Marisa
RISPOSTA
La potatura delle piante da frutto, come lei sa, non è operazione troppo
facile, e non può essere lasciata a mani inesperte.
Noi non abbiamo alcun problema a operare nell'Oltrepò pavese (abbiamo già
svolto lavori in zona), ma ovviamente l'intervento sarà gravato delle spese
di trasferta, che potremo concordare telefonicamente insieme.
Di solito effettuiamo una visita preliminare dell'agronomo (costo in
funzione della distanza... diciamo 100.000 lire più un buon caffè), nella
quale, oltre all'eventuale consulenza, viene definito il tipo di intervento
e il costo relativo.
Di solito operiamo a forfait, cioè proponiamo un costo chiuso comprendente
ore di manodopera, trasferta, prodotti necessari, rimozione residui ecc.
Durante la visita infatti potrebbe rilevarsi la necessità di trattamenti, di
espianti, di concimazioni straordinarie ecc.
Se crede può fissare già direttamente un giorno e un'ora per vederci sul
posto, meglio ancora definendo il tutto telefonicamente allo 02-5470365.
Grazie per averci visitato.
Platani sofferenti
Marzo 2001 - Domanda inviata da Enrico Viti di Pietrasanta (LU)
Salve! Mi chiamo Enrico Viti e gestisco il mio Ristorante ("Da
Coppo")..
Abbiamo uno spazio all'aperto, retrostante ed in estate lo usiamo per pranzare.
In questo giardino vi sono tre Platani che non esiterei a definire magnifici, se
non fosse che fin da subito, appena terminato di mettere le foglie, inizia
a perderle ed inoltre produce un pulviscolo noiosissimo, unitamente a dei
minuscoli pallini neri!
Ho sistemato degli ombrelloni sotto i platani per salvare i tavoli ed i miei
ospiti da questi fastidiosi inconvenienti.
Mi chiedo e vi chiedo: tutto questo è normale?
Cosa posso fare per ovviare a questi inconvenienti?
Mi hanno consigliato di irrorarli con una soluzione di Verderame! una volta
comparse le foglie.
In ultimo ho sentito dire che tutto ciò è inevitabile in ragione del fatto che
ormai i Platani sono tutti ammalati di Cancro e che l'unico rimedio è
abbatterli.
In verità l'ombra di questi platani mi sarebbe utile ma in queste condizioni
sono costretto da quando entrano in vegetazione a spazzare le foglie in
continuazione e a bagnare in continuazione per tenere "a bada " il
pulviscolo che producono. Spero che possiate essermi d'aiuto.
Cordiali Saluti
Viti Enrico Giovanni
RISPOSTA
Egr. Sig. Viti
Grazie innanzitutto per averci contattato.
E' molto probabile che i suoi platani stiano soffrendo del famoso "cancro
colorato", grave affezione fungina (agente patogeno Ceratocystis fimbriata
f.platani) le cui cause scatenanti dipendono molto spesso da potature
scorrette, danni da paraurti sul tronco, residui malati lasciati in loco o
anche danni alle radici da scavi per tubazioni.
La letteratura sull'argomento suggerisce come lotta la pronta e immediata
eliminazione delle piante gravemente malate, con tempestiva bruciatura dei
residui di taglio e della segatura. Se esistono piante sane, o poco
attaccate, si può utilizzare un fungicida endoterapico (fosetil-Al) che
possiamo procurarle.
Per essere certi però che si tratti di cancro colorato, potrebbe essere
utile che ci mandasse una decina di foglie in un pacchetto per posta
prioritaria (quando cominciano a presentare i sintomi della malattia).
Potrebbe anche trattarsi di un altro parassita, magari dalla lotta molto più
semplice.
In entrambi i casi, con un costo contenuto, possiamo mandarle le indicazioni
per un eventuale piano di lotta mirato.
Cordiali saluti
Tarlo dell'albicocco
Aprile 2001 - Domanda inviataci dal sig. Carlo Tonini di Rivalta sul Mincio
(MN)
Come posso liberare l'albicocco dall'attacco del tarlo adottando un sistema
biologicamente sicuro e senza utilizzare antiparassitari chimici da me ritenuti
molto più dannosi dei tarli stessi? Vi ringrazio anticipatamente per un Vs.
pronto riscontro perché .... intanto i tarli se lo mangiano.
RISPOSTA 1
Grazie per averci sottoposto un quesito. Speriamo abbia apprezzato l'intero
sito.
L'indicazione "tarlo" dell'albicocco non è particolarmente precisa, e
potrebbe indicare diversi parassiti.
Se, come penso, si tratta di uno dei "tarli" tipici delle piante
arboree
(salici, pioppi) che ha occasionalmente colpito il suo albicocco (quindi una
grossa larva di lepidottero, tipo Cossus cossus o di coleottero cerambicide
tipo Stilpnotia salicis), c'è sempre a disposizione il vecchio rimedio del
filo di ferro.
Una volta identificato il foro, vi si infila un fil di ferro morbido,
spingendolo fino in fondo (talvolta anche per un metro), fino a sentire il
"rumore" della larva schiacciata.
Tenga presente che comunque è possibile anche fare percolare all'interno del
foro degli insetticidi naturali NON SISTEMICI (tipo piretro e quassine, che
volendo possiamo fornirle per corrispondenza), che non entrerebbero in tal
modo in circolo nella pianta (gli scavi infatti sono solo a carico del
midollo), e che hanno, di solito, una buona efficacia.
Cordiali saluti
Il sig. Carlo Tonini precisa:
Prima di tutto la ringrazio a mia volta per avermi prontamente risposto e mi
complimento per il sito ben allestito, ed a mio personale parere completo di
molteplici possibilità di accedere ad informazioni e consigli che
risultano
preziosi per appassionati del pollice verde con poca esperienza come chi Le
scrive.
Concordando con quanto da Lei scritto, a fronte della descrizione piuttosto
superficiale che Le ho inviato, il parassita in questione non risponde alla
descrizione da Lei fatta.
Gli insetti che stanno scavando all'interno del mio albero sono circa 2 mm
di lunghezza, di colore nero, sono affusolati e dotati di piccole zampe. I
fori che praticano sono circa un millimetro di diametro e si evidenziano in
quanto al loro ingresso viene espulsa la segatura. Le chiedo ringraziandola
anticipatamente di valutare quanto sopra, e se esiste suggerirmi un adeguato
rimedio. Distinti saluti.
RISPOSTA 2
Sì, ora il quesito è un po' più chiaro.
Si tratta molto probabilmente di piccoli coleotteri xilofagi della famiglia
degli scolitidi.
Agendo in grande quantità (da un'ovatura possono nascere centinaia di
larve), e disponendo di un buon apparato masticatore anche in fase adulta,
creano grossi danni.
E' necessario spruzzare, o fare colare all'interno di ogni singolo foro (se
è una singola pianta e ci tiene, può valere la pena di perderci un po' di
tempo) un insetticida che abbia efficacia.
Se lo vuole naturale, la soluzione migliore è quella di utilizzare quassine
naturali, che a richiesta siamo in grado di fornirle.
Diversamente può utilizzare anche principi chimici (diazinone, malathion)
che può trovare dappertutto, ma che poi troverà anche nelle albicocche...
Cordiali saluti
Parassiti su bosso
Aprile 2001 - Domanda inviataci dal sig. Paolo De Giuli di Milano
Caro Luca,
che animali sono arrivati sui miei bossi? (allego foto)
Siete come al solito iperproduttivi! Continuate così, a presto.

RISPOSTA
Il tuo quesito ci ha impegnato non poco, perché il parassita presente sui
tuoi bossi non è diffusissimo, e da molti testi non è neppure riportato.
Si tratta di un insetto (precisamente un dittero cecidomide, un parente di
mosche e moschini) che provoca danni durante il suo stato larvale.
Si tratta (con molta probabilità) di Monarthropalpus buxi (cecidomia del
bosso). Le sue larve scavano mine fogliari che provocano rigonfiamenti, e
vanno eliminate.
Un sistema efficace all'impianto delle nuove piantine, dicono sia
l'immersione della chioma in acqua a circa 50 gradi per 6-7 minuti. Se (come
nel tuo caso) le piante sono già a dimora, è consigliabile una potatura
delle parti più giovani (di solito più colpite) con eliminazione immediata.
Trattamenti chimici sulla chioma possono essere fatti solo al momento dello
sfarfallamento degli adulti (maggio) con Diazinone o Dimetoato. In altri
momenti credo possa avere buona efficacia un sistemico come il confidor, per
la sua capacità di penetrare all'interno dei tessuti, anche nelle mine larvali.
In alternativa, devi pulire foglia per foglia!
Cordiali saluti
Conifere mutilate
Aprile 2001 - Domanda inviataci dalla sig.ra Anna
Salve,
con la scusa di una potatura, l'amministrazione del condominio dove vivo ha
orrendamente mutilato la cima di un cedro oramai quarantenne, privandolo
della sua parte più bella: la cima ed un grosso ramo tra i più alti.
Avrei bisogno di alcune conferme da chi possiede una competenza certa in
materia poiché ho intenzione di perseguire amministratore e condominio per
quanto hanno fatto.
Ma veniamo al punto.
Credo che questa "tecnica" si chiami "decapatura" o qualcosa
di simile e
viene attuata con alberi quali l'Eucalyptus ed altri capaci comunque di
accrescersi con nuovi rami laterali: si controlla così l'altezza della
pianta, senza alcun danno per la sua salute, anzi... .
Nel caso del cedro invece (e qui mi occorre una conferma) viene asportata
così la parte di pianta deputata alla crescita (l'ultimo paio di metri)
condannandolo alla sola perdita di foglie (aghi?) e senza la speranza di
poter mettere nuovi rami e nuovo fogliame.
Ho visto alcuni poveri pini (albero che conosco meglio) privati anch'essi
dell'ultima parte del proprio tronco, torcersi penosamente negli anni,
tendendo sempre più all'aspetto di una pianta rachitica. Temo che la stessa
sorte toccherà al cedro che ho di fronte.
Un ringraziamento anticipato a chi, provvisto di adeguata conoscenza nel
campo (o simile esperienza) voglia darmi una risposta ed un saluto a tutti.
Anna.
RISPOSTA
Mi fa piacere sentire che la sensibilità delle persone comuni è urtata
tanto
quanto la mia dai disastri provocati dalle potature assurde che si vedono in
giro.
Non so fino a che punto il Cedrus del suo condominio sia stato danneggiato
(il termine corretto è capitozzatura, quando viene lasciato solo un moncone
di tronco), ma certo
POICHE' NON E' AGRONOMICAMENTE CORRETTA UNA POTATURA DELLA PUNTA DI UNA CONIFERA COME IL CEDRUS lei può sicuramente rivalersi nei confronti di chi
ha provocato il danno per incompetenza o incapacità.
Il danno può essere quantificato con una causa legale che quantifichi,
attraverso perizia, il danno estetico arrecato al condominio, e il danno
economico legato alla probabile morte dell'esemplare (spesso non immediata,
ma conseguente a malattia fungina secondaria).
Il valore del danno può andare da poche centinaia di migliaia di lire
(taglio di un metro di punta) a alcune decine di milioni (taglio drastico di
5-6 m con conseguente morte (e sostituzione) di esemplare più che
trentennale.
Tenete inoltre presente che molti comuni sanzionano le potature scorrette, e
altri impongono la sostituzione degli esemplari morti. Tutelatevi PER
ISCRITTO anche su questa eventualità.
Il responsabile è senza dubbio alcuno l'impresa che ha realizzato i lavori.
L'unica giustificazione che può essere addotta è che l'amministratore abbia
specificamente richiesto quel tipo di lavoro. Il responsabile a quel punto è
solo lui.
Se l'amministratore può dimostrare che è stata l'assemblea a richiedere
SPECIFICAMENTE il lavoro, la responsabilità diventa vostra.
La via più immediata, in questi casi, è sospendere immediatamente il
contratto con l'impresa di manutenzione, trattenendo a parziale risarcimento
qualunque importo ancora dovuto, e riservandosi per raccomandata di
quantificare un equo risarcimento per il danno provocato.
Fateli vergognare, e pretendete che (come lasciate che sia solo il dentista
a togliervi i denti) sia un agronomo a supervisionare lavori complessi di
potatura.
Nella sezione potature del nostro sito, potrete vedere
esempi di potature
scorrette di Cedrus, se vi può consolare sapere che non siete i soli ad
essere danneggiati da imprese non competenti, che dovrebbero limitarsi a
fare ciò che sanno fare, o evitare di operare sul mercato provocando danni.
Restiamo a disposizione per qualunque tipo di assistenza.
Cordiali saluti e auguri
Maggio 2001 - I sigg. Sala-Viscardi di Oreno di Vimercate (MI) chiedono notizie su una strana patologia che ha colpito numerose piante del loro giardino: Weigelia, Forsythia, Carpinus, Abelia, e anche il lauroceraso, sembrano come impazziti. Al posto di un nuovo getto, presentano mazzi di getti cortissimi e nanizzati, dagli internodi compattati, a cui segue deperimento e morte della pianta stessa. Tecnici da loro interpellati hanno dato le risposte più varie: virus, effetto di diserbanti portati dal vento, piogge acide.
Le piante si presentano all'incirca come in queste foto:


RISPOSTA:
Diagnosi
Durante la visita effettuata alcuni giorni orsono, ho preso visione della
particolare patologia che ha colpito parecchie piante nel vostro giardino. In
particolare erano colpite alcune Weigelia, la siepe di càrpini, delle
Forsythia, delle Abelia, dei cespugli di Hypericum e qua e là singoli rami di
specie diverse, tra cui anche il lauroceraso.
Ritengo che il parassita in oggetto sia un fungo del genere Taphrina,
responsabile della malattia nota in patologia vegetale come
"scopazzi". Le traduzioni inglesi (Witch’s broom) e francesi (Balai
de sorcières) che contengono il termine strega o stregone, la dicono lunga sull’alone
di mistero che circonda questa malattia. Il sintomo infatti è estremamente
caratteristico e (come potete vedere con i vostri occhi) consta di una emissione
foltissima di piccoli nuovi getti nanizzati (da gemme dormienti o di nuova
produzione), che trasformano rami e rametti in altrettante scope e scopette
rovesciate. Tale emissione sregolata (come se i tessuti fossero impazziti)
provoca gravissimi danni alle colture che azzerano quasi la produzione
fruttifera o fiorale, e "bonsaizzano" ogni nuovo getto.
Tra gli agenti responsabili di tali danni si contano funghi, micoplasmi e virus
di tipo diverso. In alcuni casi danni isolati di questo genere possono essere
provocati da diserbanti di tipo ormonico (2,4D o altri similauxinici). La
similitudine di sintomi non è casuale. Infatti funghi, micoplasmi e virus
provocano il sintomo proprio attraverso l’emissione (o l’induzione a che la
pianta le emetta) di sostanze ormonali di tipo auxinico. Le auxine sono infatti
importanti ormoni vegetali della crescita, il cui eccesso tuttavia provoca
sintomi simili a quelli da noi riscontrati. Un ulteriore dosaggio di auxine
provoca poi tumori e morte dei tessuti vegetali.
La mia diagnosi indica il fungo Taphrina (un parente del fungo responsabile
della bolla del pesco) come responsabile, per diversi motivi. Virus e
micoplasmi, infatti, tendono ad essere specifici per ogni pianta. E molto
difficilmente colpiscono in modo così indifferenziato. I funghi invece, pur
avendo anche loro una certa specificità, possono più facilmente diffondersi a
gruppi di piante diversi. Ma l’elemento che più di tutti mi convince dell’eziologia
fungina è la presenza dei maggiori focolai di infezione, SEMPRE nelle immediate
vicinanze di tagli di potatura eccessivi, scorretti, e molte volte orizzontali.
La vicinanza di una pianta casualmente ammalata (per esempio la Weigelia), ed
una potatura con i medesimi attrezzi, effettuata su rami grossi, e senza
trattamenti fungicidi preventivi, con l’aiuto di un inverno piovoso (e di un’intera
annata molto umida) come quello del 2000, ha sicuramente agevolato la diffusione
del parassita.
Lotta
Per nostra fortuna il fungo è più sensibile ai trattamenti di quanto
possano esserlo virus e micoplasmi. Alcune piante, forse, potranno dunque essere
salvate.
Gli interventi da effettuare sono parecchi, e piuttosto urgenti. Li elenco nell’ordine:
1) Eliminazione immediata di due Weigelia e due Forsythia malate con taglio alla base (il ricaccio potrebbe essere sano, ma va tenuto sotto controllo), e dell’intera aiuola di iperico.
2) Potatura di TUTTI i rami malati, senza alcun risparmio.
3) Trattamento contestuale immediato con spennellate di sali di rame o poltiglia bordolese sulle superfici di taglio, grandi o piccole che siano.
4) Trattamento generalizzato aereo con gli stessi prodotti, a cadenza mensile
5) Controllo di eventuale presenza di Metcalfa o cicadellidi, insetti in grado di diffondere la malattia e quindi (eventualmente) da tenere sotto controllo.
6) Trattamento sperimentale isopatico con prodotto che stimola la resistenza alla malattia (per il quale dovrà essere effettuato un prelievo di materiale infetto dal vostro giardino).
L’esito della lotta sarà visibile con precisione nella primavera 2002 in
corrispondenza dei nuovi ricacci delle piante non rimosse, che dovrebbero essere
sani. Periodicamente verrà effettuato controllo sanitario da parte dell’agronomo.
In attesa di vostre notizie porgo i miei più cordiali saluti.
Liquidambar con foglie secche
(con foto)
Giugno 2001 - Domanda del sig. Erminio Repetto

RISPOSTA
Influenza della luna sulle
coltivazioni
Giugno 2001 - Domanda di "Flay tol"
Salve, sono una ragazza frequentante una scuola agraria e quasi per caso mi
sono trovata nel vostro sito, ho così potuto leggere alcuni argomenti da voi
trattati, ho trovato molto interessante quello sull'omeopatia e
l'agricoltura. Io sto cercando informazioni sull'influenza che ha la luna
sull'agricoltura e volevo gentilmente chiedervi se voi poteste fornirmi
qualche informazione.
Grazie e distinti saluti.
RISPOSTA
Benvenuta Flay tol, e grazie per i complimenti.
Il discorso influenza lunare è piuttosto complesso, ed è spesso rivestito
(del tutto a sproposito) di un alone magico. Probabilmente a causa
dell'attrazione spirituale che la luna esercita su tutti noi.
Ti do qualche indicazione di massima, per cominciare ad orientarti.
E' informazione nota a tutti gli agricoltori dell'antichità, che la luna
crescente stimola le attività vitali, mentre quella calante le deprime.
L'effetto è blando, ma perfettamente percepibile (soprattutto a livello
microscopico, per esempio batterico).
Imbottigliare un vino in luna crescente, significa ottenerlo un po' più
frizzante. E ben se ne accorge l'imbottigliatore, che si vede scoppiare
alcuni tappi in cantina. Le ferite tendono ad infettarsi più facilmente. E i
capelli crescono con grande rapidità. Tagliandoli non appena la luna entra
in fase calante, invece, si fa durare il taglio molto più a lungo.
Perché questo succeda, non è definito con precisione. L'ipotesi più semplice
è legata al fatto che (come nelle maree) la maggior quantità di acqua
disponibile, attivi ed acceleri i processi vitali. ma la spiegazione è forse
ben più complessa, ed ha sicuramente a che vedere con i campi magnetici che
(a nostra insaputa) tanto influenzano i fenomeni vitali.
L'agricoltore avveduto sa che nella pratica, luna crescente significa
accelerazione del tempo necessario alla fioritura (cioè le piante fioriscono
prima). Dunque, se produce insalata, farà bene a seminare in luna calante,
per fare durare la "foglia" il più a lungo possibile. Se seminerà
piante da
fiore, al contrario, farà bene a seminare in luna crescente, per avere fiori
al più presto possibile (e così farà per zucchine, cavolfiori e pomodori).
Spero che per incominciare ti basti
A presto
Rododendri: funghi e masticatori.
Luglio 2001 - Domande di Massimo Miglietta di Terruggia - AL (con foto)
Buongiorno!
In allegato troverete varie fotografie.
Le mie domande sono queste:
1) La polverina rossastra presente sulle nuove foglie è un fungo oppure è normale per questa
pianta?

2) Che malattia può causare la mutazione delle foglie e poi la caduta? Oppure è carenza di
qualche elemento nel terreno?
Il terreno è un composto di torba acida, terriccio, aghi di pino e circa 3 volte all'anno
aggiungo solfato ferroso, oltre a fertilizzante (nitrophoska gold); inoltre nella stessa vasca
sono presenti altre tre piante di rododendro che non presentano gli stessi sintomi.

Vi ringrazio in anticipo per una vostra risposta.
PRIMA RISPOSTA
Grazie per le bellissime fotografie che presto, se ne avremo il tempo,
riporteremo sul sito.
![]() Danni da oziorrinco su rododendro. |
Il
colpevole... |
Il sig. Miglietta chiarisce ulteriormente il problema:
La ringrazio per l'interessamento e la sua risposta, e cercherò di chiarire maggiormente il fatto
della colorazione rossastra delle foglie giovani del rododendro.
Innanzitutto devo segnalare che questa pianta è stata trattata, all'imbrunire, nel corso dei mesi
di maggio e giugno, con insetticida Sepran, principio attivo Clorpirifos 21,5%, per tre volte,
per cercare di liberarmi dell'oziorrinco (insetto che
sono riuscito a catturare di notte dopo lunga ispezione con una torcia elettrica, i vicini mi
avranno dato del matto!).
Questa polverina, simile a polvere di mattone, non è adesiva o appiccicaticcia e si asporta
semplicemente sfregando il dito sulla foglia con una modesta pressione. Non mi risulta che
siano presenti acari o altri parassiti, non trovo danni provocati da questa polverina.
Determinare la comparsa è difficile poichè mi sono accorto della presenza a foglioline già
aperte.
Allego inoltre una fotografia rappresentante cocciniglie presenti sulle mie piante
di limone. Esiste un insetticida biologico o naturale per questo parassita? I limoni vengono
utilizzati in cucina per il succo e talvolta anche per la buccia, pertanto se posso evitare di
bagnarli con sostanze chimiche (insetticidi o pesticidi) penso che ne sia a mio vantaggio.
Ultima richiesta: ho fotografato un insetto che spesso trovo all'interno del fiore delle rose. Che insetto è?
Cosa è meglio fare, eliminarlo con insetticida o eliminarlo manualmente?
Ringraziandovi ancora, porgo i miei migliori saluti
Massimo Miglietta
Stallatico e concimazioni
Febbraio 2002 - Domanda di Claudia di Novate Milanese
Buongiorno,
constato quotidianamente che la richiesta di stallatico secco e inodore ha
sempre più richiesta. Io stessa vorrei provare questo prodotto in quanto lo
ritengo quello più vicino e che si sposa meglio con la natura senza
disturbarla e offre ottimi risultati. Tuttavia spesso ascolto pareri e leggo
su libri che esistono concimi molto più efficaci e mirati dello stallatico.
In breve, lo stallatico è adatto per tutte le piante o ha delle limitazioni?
(es. so che il ciliegio per il troppo azoto potrebbe far creare la
gommosi)
E' da ritenersi quindi un concime completo e adatto anche a vari terreni ?
C'è qualche controindicazione?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta
Cordiali saluti
Claudia
RISPOSTA
Lo stallatico può presentarsi sotto diverse forme: terricciato o pellettato
(secco). Anche se venduti con lo stesso nome hanno prezzi e caratteristiche
diverse. Se il primo infatti deve intendersi solo come terriccio concimato
ottenuto DA residui di stalla, il secondo è invece un prodotto concentrato
con buon titolo in azoto (5-10% a seconda della qualità).
Non si tratta di prodotto particolarmente inodoro. Se lo è da secco, non
così si può dire una volta messo nel terreno e bagnato. Volendo un prodotto
inodoro ci si può invece rivolgere al pellicino (residui di pelli e cuoio),
che ha inoltre un titolo in azoto ancora più alto (>20%).
I concimi organici azotati non sono concimi completi. Contengono infatti
solo azoto e tracce di fosforo. Tuttavia apportano al terreno (oltre a
enzimi, microelementi, ormoni ecc.) buone quantità di sostanza organica. Che
la pianta non è in grado di utilizzare in quella forma, ma che trasformano
il terreno (nutrendone la vita in esso presente e trasformandone lo stato di
aggregazione delle particelle) rendendolo nel tempo sempre più fertile e
umizzato.
La sostanza organica nel terreno (e lo stallatico ne è uno dei maggiori
"fornitori") è un importantissimo indice di fertilità. Chi concima
solo con
concimi chimici risparmia qualche soldo oggi, ma perde in pochi anni un
patrimonio di fertilità del terreno, che sarà difficile, dopo, ripristinare.
Mi domanda se la concimazione con stallatico sia completa. Chiaramente non
lo è, mancando di fosforo e potassio. Tuttavia la maggior parte dei terreni
italiani è ricca di potassio. E il fosforo molto spesso è presente, ma non
disponibile a causa di insolubilizzazione legata a fattori vari (pH,
competitori ecc.). Ha indovinato quale effetto può avere la sostanza
organica sulla biodisponibilità del fosforo? La aumenta, ovviamente.
Consiglio: basiamo la nostra concimazione sulla sostanza organica, e
integriamo ove necessario.
Il lavaggio del cervello, però, a cui l'industria chimica sottopone gli
agricoltori, ha spesso generato sciocche paure in chi utilizza lo
stallatico. Sentirà dire: puzza, brucia i germogli, porta malattie,
favorisce gli insetti. Non è assolutamente vero.
La gommosi delle drupacee è stimolata da tagli di potatura assurdi e non
c'entra nulla con lo stallatico. Gli eccessi di azoto possono fare parecchi
danni (tra cui gonfiare i tessuti e renderli più sensibili ad attacchi
parassitari), ma questi sono quasi sempre attribuibili a concimazioni
chimiche azotate, quasi mai a stallatico, che cede l'azoto con molta
gradualità.
L'unico problema che può nascere (ma nasce da uno scorretto spargimento in
campo) può essere la "bruciatura" di tessuti giovani (prato,
germogli) se
mucchietti di stallatico concentrato vengono lasciati fermentare sul
terreno.
Lei ne usi pure in quantità, e avrà un terreno fertile e sano per molti
anni.
Esiste comunque uno spazio chiamato FORUM dove può porci qualunque quesito
ricevendo (con minor nostra fatica) una pronta risposta.
E se vuole lasciarci un saluto sul guestbook, ci farà cosa gradita.
Grazie e cordiali saluti
Dr.Agr. Luca Speciani
www.vivaioclorofilla.it
Frankliniella su Viburnum
tinus (con foto)
Febbraio 2002 - Domanda di Guido Ballabio di Milano
Non riesco a debellare una malattia delle foglie di un grande
Viburnum tinus (laurotino) del mio
terrazzo.
Allego Fotografie :
1) Foglia malata

2) Ingrandimento foglia malata 
3) Vista al microscopio

Sembra una specie di catrame. Le foglie diventano marroni e poi cadono. Le nuove
foglie sono sane ma poi si contagiano e il ciclo continua :
- di cosa si tratta ?
- cosa si puo' fare ?
Grazie in anticipo e cordiali saluti da
Guido Ballabio
Milano
RISPOSTA
Si tratta di un parassita piuttosto pericoloso. E' un insetto rincote che prende
il nome di Frankliniella occidentalis, ed è piuttosto diffuso nelle serre e
negli ambienti protetti.
Negli ultimi anni si è diffuso parecchio anche in esterno, soprattutto sulle
foglie coriacee sempreverdi di lauroceraso, Viburnum tinus, camelie ecc.
L'insetto, simile a un afide nero, si diffonde in colonie di numerosi individui,
il cui danno è provocato dalla suzione di linfa, che avviene attraverso
l'apparato boccale succhiante, e dalla contemporanea emissione di residui
zuccherini che limitano la capacità fotosintetica, e rendono esteticamente
brutta la pianta in oggetto.
Al momento non conosco rimedi biologici in grado di contrastarne l'attività.
Buoni risultati si ottengono con piretro naturale o piretroidi, oppure con
orthene (Acephate), purché lo spargimento sia effettuato sulla pagina inferiore
della foglia. In vivaio troverà tutte le indicazioni del caso.
Qualora si scelga di non trattare, l'insetto si diffonde molto rapidamente,
estendendosi anche a numerose altre piante sempreverdi. E' necessario quindi
tenerlo sotto controllo.
Le piccole dimensioni del parassita, infatti, non consentono l'immediato
riconoscimento.
Grazie per le bellissime foto che ci ha inviato, e che abbiamo prontamente
pubblicato, a beneficio di tutti i nostri "navigatori". Ancora auguri!
Dal Febbraio 2002 le risposte vengono date prevalentemente
sul Forum domande e risposte
Verranno riportate solo eventuali
e-mail corredate di materiale fotografico di interesse generale.