Fiori, Piante, Progetti, Lavori nel verde  
| SOMMARIO |  

Rivista del Pane quotidiano
   

STUPIDARIO VIVAISTICO

Tutto quello che occorre NON dire entrando a primavera in un vivaio.

 

 

L’attività di un vivaio è prettamente stagionale. Alcuni mesi, come Luglio-Agosto, oppure Ottobre-Novembre, vedono le richieste "verdi" della clientela scendere pressoché a zero. Quei pochi coraggiosi che sfidano la canicola estiva o i geli invernali per cercare piante, sono spesso ben preparati, e vanno a colpo sicuro su articoli che ben conoscono. La primavera invece attrae verso il mondo vegetale ogni genere di appassionato: quello competente ma anche quello naif. E talvolta le richieste e i commenti toccano picchi di involontaria comicità: quanto riportato più sotto è tutto verissimo (liberi di non crederci).

Nei sei anni di attività svolta dal Vivaio Clorofilla possiamo dire veramente di averne viste di tutti i colori. Il nostro vivaio si trova infatti a Peschiera Borromeo, su una strada (la statale Paullese) di grandissimo passaggio. E’ quindi frequentato anche da molti clienti in transito, che non sono necessariamente appassionati od esperti, ma devono risolvere qualche piccolo problema (regalo, pensierino ecc.). Costoro fanno parte a pieno titolo della nostra clientela, ed abbiamo nei loro confronti il medesimo rispetto che nutriamo per tutti gli altri. Se qualcuno dovesse riconoscersi in qualche episodio da noi riportato, non si offenda: è del tutto giustificato (nessuno è tenuto a sapere tutto di tutto, e chissà noi quante cose non sappiamo dei campi tecnici oggetto del loro lavoro). La prenda con filosofia e si consoli pensando che, in fondo, se tutti fossero supercompetenti, noi non avremmo più di che lavorare.

In effetti la particolarità del nostro vivaio sta nel fatto che, essendo stato creato da due agronomi (e annoverando tra il personale assunto ben cinque periti agrari), è particolarmente attento alla completezza e precisione delle spiegazioni tecniche fornite ai clienti. Talvolta è proprio questo a creare imbarazzo. Per esempio quando spieghiamo il ciclo biologico di alcuni insetti che, come le farfalle, passano prima dallo stadio di larva (spesso la fase più dannosa per la pianta, che viene divorata dalle possenti mandibole del bruco) per poi diventare insetti veri e propri. Quando spieghiamo in poche parole il ciclo larvale, qualche cliente si sente in dovere di commentare per mostrare di aver capito. Come quello che disse: "Certo che quelle larve so’ proprio veraci" (intendendo probabilmente voraci).

Molte storpiature di nomi, comunque, creano involontari effetti comici. Come con quel cliente che, desiderando una Ginkgo biloba (bi-loba, cioè dalla foglia a due lobi) ci chiese se avevamo una "Ginco bilbòa", pensando forse fosse la pianta di "Rocky". O quell’altro che per fare colpo, volendo inquadrare il verde come bene di lusso, affermò: "Ma il giardino è un bene lussurioso", forse perchè la giardiniera era particolarmente procace. Infine siamo spesso in difficoltà con le storpiature dialettali. Facciamo del nostro meglio, ma oltre un certo limite non arriviamo. Quel signore che ci chiedeva se tenessimo il "par del semul", era ormai sulla porta quando abbiamo capito che cercava le piantine di prezzemolo. E ancora peggio va con la comprensione di idiomi non lombardi (forse avremmo bisogno noi di un corso di "lingue").

Certe volte siamo noi stessi a creare malintesi. Abbiamo infatti l’abitudine di cartellinare le piante ricoverate nella nostra "clinica delle piante" con il nome del cliente, seguito dalla data del ricovero. Un giorno un cliente ci disse, indicando un Ficus benjamina "Bello questo ceci!". E ci volle un po’ di tempo anche per noi, per capire che la pianta in oggetto era quella consegnataci dal sig. Ceci qualche tempo prima.

Le richieste astruse sono comunque frequenti. Un giorno un signore ci chiese un sacchetto di terra. Poichè il peso della terra varia notevolmente in funzione dell’umidità, è consuetudine dei produttori indicarne il volume: 20 litri, 50 litri, 80 litri. Rispondemmo perciò al cliente se voleva il sacco da 10, 20 o 50 litri. Quegli strabuzzò gli occhi e ci disse: "Litri? Perché la vendete liquida?". Non scherzava. Diceva sul serio. Non so ancora come riuscimmo a spiegarglielo.

Un’altra volta un cliente ci chiese una pianta per esterni. Per consentirgli di specificare meglio la richiesta domandammo se voleva una pianta a foglia caduca (cioè che perde le foglie: un acero, un platano, un’acacia...). Rispose: "Sì, però che sia sempreverde!".

C’è poi un grande tema, che è quello delle sciocchezze ascoltate qua e là, che ci vengono riproposte come verità assolute. Un giorno venne un signore a chiederci nientemeno che i "semi di kako in polvere", che secondo lui erano gli unici in grado di riprodurre le caratteristiche della pianta madre. Poichè nessun seme "in polvere" potrà mai essere in grado di germogliare, cercammo di convincerlo che si trattava di una "bufala". Ma non vi riuscimmo. Ci spiegò infatti che era una rarità assoluta (ecco perché non la conoscevamo!) e che costava ben 70.000 lire al grammo. Se ne andò quindi soddisfatto di averci potuto insegnare qualcosa (e a proposito di kaki, che dire di quel tipo che, volendo acquistare un kaki dell’ottima varietà "vainiglia" ci chiese una pianta di kaki alla vaniglia ?).

Molte persone sono spaventate dal fatto che certe piante attirino le vespe, e la credenza spesso supera la realtà (le vespe sono infatti spesso attratte dalla frutta molto matura, su qualunque pianta essa sia). Ma vi assicuro che uno dei nostri clienti è convinto che le vespe siano attirate dalla terra dolce. Vani naturalmente i nostri tentativi di capire come distinguere la terra dolce da quella amara...

Un altro spergiurava sul fatto che il pioppo fosse maschio quando la radice andava verso il basso (a fittone), e femmina quando la radice si espandeva lateralmente (fascicolata). Non ci fu verso di spiegare che il sesso delle piante dipende dal fiore e non dalla radice. Impossibile convincere il signore in oggetto. Come quell’altro che sosteneva che potando le piante da frutto al di sotto del castello dei rami (praticamente a fine tronco) i frutti sarebbero venuti più grossi. Al contrario la totale brutale eliminazione dei rami a fiore avrebbe eliminato ogni frutto per alcuni anni, ma vallo a spiegare. Questo genere di convinzione è spesso inamovibile.

E in tema di autocritica, quante volte su riviste specializzate avete letto che la tal pianta d’appartamento "ama il vaso piccolo, che fasci molto le radici"? Bene, è una solenne castroneria, che purtroppo molti nostri clienti incolpevolmente ripetono. Non c’è una sola pianta che ami il vaso piccolo (semmai lo tollererà meglio di altre), in quanto comunque, in natura, stanno tutte in piena terra. Ed anche quelle tipiche di terreni aridi o rocciosi (cappero, Aubretia, Sempervivum) crescono comunque meglio se hanno del buon terriccio sotto di loro. Qualcuno addirittura integra la cosa spiegando che se il vaso è grande, le radici crescono troppo, a scapito della parte verde (altra solenne sciocchezza: se le radici crescono bene, l’intera pianta ne avrà beneficio!). Ma tant’è, sbagliano i naif, ma anche molti cosiddetti "esperti".

Insomma è con grande affetto, credeteci, che abbiamo riportato alcune di queste "chicche" raccolte con l’involontario contributo dei nostri clienti in vivaio. Perché hanno reso il nostro lavoro più leggero, e la nostra fatica più lieve.

E chi è senza peccato (in questo o in altri campi) scagli la prima pietra.

 

 

 

 
e-mail clorofilla
© VivaioClorofilla.it