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Rivista del Pane quotidiano
   

SI FA PRESTO A DIRE "BIOLOGICO"

Cibi naturali, saggezza e scelte alimentari: qualche considerazione

 

Tutti coloro che lavorano in agricoltura, sia nella catena agro-alimentare che (come noi) nel campo del verde ornamentale, si sentono spesso chiedere se i prodotti usati sono "biologici". Soprattutto nel campo alimentare il termine "biologico" ha negli anni passati generato molta confusione.

Si fa presto a dire "biologico". La radice greca (vita) dice tutto e niente allo stesso tempo. Qualunque cosa viva (un frutto, un animale) è per definizione "biologica", ancorché avvelenata, intossicata, malata. E su questo malinteso, negli anni passati, il consumatore ha fatto molta fatica ad orientarsi tra le mille offerte diverse che vantavano pregi e caratteristiche di tipo "biologico" o "naturale".

A sanare questa poco piacevole situazione, l'Italia ha varato una legge (con insolita e curiosa attenzione al problema) che è oggi all'avanguardia in Europa, per la definizione precisa del prodotto biologico, biodinamico o naturale. In pratica è fatto divieto totale dell'utilizzo di questi termini su prodotti destinati alla vendita, se l'azienda di produzione non è certificata da uno degli 8-9 organismi di certificazione autorizzati dal ministero. E una volta tanto le cose sono state fatte sul serio.

In pratica vi sono frequenti controlli in azienda, e se viene scoperto l'uso, o il semplice stoccaggio, di prodotti non autorizzati, l'azienda perde immediatamente lo status di produttore biologico. A titolo di esempio sono vietati tutti gli antiparassitari e i diserbanti chimici di sintesi, tutti i concimi chimici, sostanze antibiotiche, ormoni di sintesi, e vi sono regole precise per gli allevamenti (maggiore spazio per gli animali, no additivi vietati nei mangimi) ecc. Se il produttore colto in fallo vuole rientrare a pieno titolo tra i produttori biologici (così come chi "biologico" non è ma vuole diventarlo), dovrà attendere alcuni anni per l'effettiva trasformazione dell'azienda.

Una legge seria, quindi, che protegge il consumatore, e garantisce che quel che sta scritto sulla confezione, corrisponda al vero.

Ma fatti i complimenti alla legge, vediamo invece quali sono gli altri aspetti che il consumatore attento deve tenere in considerazione, e che dalla legge non sono in alcun modo protetti. Elenchiamoli così, uno dopo l'altro, senza un ordine preciso, che non avrebbe senso trovare.

Esempio frutta. Il prodotto può essere biologico, ma se, per motivi di trasporto o di alterabilità richiesti dalla grande distribuzione, il frutto viene colto acerbo, e fatto maturare "fuori pianta", perderà tutti quegli enzimi, zuccheri, vitamine che si formano nell'ultima fase della maturazione.

Esempio marmellate. La frutta è biologica, ma se poi viene cotta per delle ore, per esigenze di omogeneità, e magari addizionata di quantità elevate di zucchero bianco, il prodotto diventa tutt'altro che salutare.

Esempio carni. Il bovino viene allevato nel rispetto di tutti i dettami, ma poi la carne viene tenuta sui banconi a lungo e in scarse condizioni igieniche.

Esempio pasta. Il grano duro, magari, è coltivato biologicamente. La lavorazione però è fatta male, e il prodotto finale è pessimo (scuoce subito).

Esempio verdure. La coltivazione è fatta senza antiparassitari chimici, ne' concimi di sintesi, e tuttavia NON viene effettuata concimazione organica sostitutiva. Il prodotto finale non sa di niente.

Ecco, questi semplici esempi (l'elenco potrebbe continuare all'infinito: inscatolamento, conservazione post-raccolta, trattamenti termici, aggiunta di prodotti non biologici non dichiarati, invecchiamento merce), dovrebbero far capire un concetto di fondo, che non a tutti è chiaro, ma che presto, in un mondo come il nostro a elevatissimo "rischio inquinamento", dovrà esserlo, è che non è più possibile pensare di demandare a un'ente esterno la nostra protezione dai danni dovuti all'abuso di conservanti, additivi e sostanze chimiche. Dobbiamo essere noi, consumatori, per primi, a pensare di difenderci. Con la sola arma che abbiamo: la preferenza negli acquisti. Dobbiamo finirla una volta per tutte di acquistare sempre il prodotto meno caro, quello più pubblicizzato, o quello con la buccia più lucida o la pezzatura più omogenea. La nostra scelta deve essere matura e intelligente. Se scegliamo un biscotto per i nostri figli, eliminiamo dalla borsa della spesa quello che contiene tanti "grassi vegetali idrogenati", che daranno forse un sapore simile a quello del burro, ma intasano le nostre arterie come i capelli nel foro del lavabo. E vi siete mai chiesti i grassi destinati all'idrogenazione da dove provengono? Certo non saranno di "prima scelta".

Se le nostre abitudini sono quelle di mangiare un giorno su due al fast food, ingurgitando wurstel, hamburger stracotti e patatine fritte, non possiamo pensare che la nostra salute ne abbia giovamento. Anche se le materie prime (carni e patate) provenissero da colture biologiche. E se quando abbiamo sete ci riempiamo di calorie vuote con le bibite gassate (acqua, zucchero, aromi e coloranti), invece di berci un succo di frutta, o di addentare un'anguria, non possiamo poi lamentarci dell'impoverimento in principi nutritivi dei prodotti della terra.

Non si può protestare perché è calato il contenuto in sali ed enzimi della verdura, e poi fumarsi tre pacchetti di sigarette al giorno, autodistruggendo le proprie scorte vitaminiche in modo continuato. Non si può scaldare il sugo per la pasta un'ora e mezza, soffriggendo chili di pancetta, e pretendere che la pasta "biologica" ci conservi la salute. Insomma, la conquista della salute attraverso il cibo è un processo lento, fatto di cultura e di tante piccole conquiste. Una può essere quella di scegliere sempre cibi di provenienza biologica, altre (senza fanatismi) possono essere la scelta di cibi integrali, la preferenza a frutta e verdura più che a carni e salumi, la moderazione alimentare, la disintossicazione periodica, non sempre, non tutti i giorni, ma quando si può. Ed ogni conquista rientra in un insieme di scelte di vita comprendenti anche moderazione nel fumo, attività sportiva, attenzione verso sè stessi e verso il proprio corpo, amore verso chi ci circonda.

Non basterà ancora per essere felici, magari, ma certo aiuterà ad essere più saggi. Come usava dire mio padre Luigi Oreste, quando affermava che "colui che guarisce, è diventato più saggio" (cioè è guarito PERCHE' è diventato più saggio). E se la saggezza non serve ad amare di più sè stessi e gli altri, a cosa mai, di più nobile, potrà servire?

 

 

 

 
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