Fiori, Piante, Progetti, Lavori nel verde  
| SOMMARIO |  

Rivista del Pane quotidiano
   

QUATTRO PASSI TRA BIOLOGIA ED EVOLUZIONE

L’EVOLUZIONE PROIBITA

All’incirca 5 miliardi di anni fa, una massa roteante di gas infuocati poneva le basi di quello che sarebbe stato in futuro il pianeta Terra. Piu’ di un miliardo di anni dopo, si erano formati, sulla crosta terrestre raffreddatasi a sufficienza, dei composti chimici avvolti da membrane, in grado di nutrirsi, respirare, ricostruirsi e riprodursi, capacita’ essenziali per evolversi. In definitiva degli esseri viventi unicellulari che, ancora inclassificabili sistematicamente come animali o vegetali, avevano pero’ cominciato il processo evolutivo che avrebbe generato la totalita’ della vita oggi presente sulla Terra. Se queste cellule non avessero potuto riprodursi, ancorché dotate di vita eterna, non avrebbero potuto evolversi neanche un po’. La riproduzione dunque non e’ un mezzo di accrescimento della specie, ma di adattamento a nuove condizioni ambientali. Basti pensare alla riproduzione dei protozoi per singamia dove l’accoppiamento di due protozoi ne genera uno solo che ha pero’ petrimonio genetico raddoppiato, in grado di resistere alle peggiorate condizioni ambientali. Un contributo notevole alle attuali teorie sull’evoluzione e’ stato dato da Darwin e Wallace. Essi osservarono che, in mancanza di pressione ambientale, una specie che raddoppia il suo numero in un primo anno ha potenzialita’ riproduttiva sufficiente a quadruplicarlo nel secondo e cosi’ via in progressione geometrica. Osservarono pero’ anche che nella realta’ le dimensioni di una popolazione tendono a rimanere costanti. Questo accade perche’ non tutte le uova vengono fecondate, non tutti gli embrioni diventano adulti e non tutti gli adulti sopravvivono fino a riprodursi. Dato che i membri di una specie sono soggetti ad una notevole variabilita’ individuale, concludevano Darwin e Wallace, si riproducono solo quegli individui che presentano le caratteristiche piu’ adatte alla sopravvivenza in quel particolare ambiente. Valga per tutti l’esempio della mosca nera. Se in una colonia di mosche bianche, a causa di una mutazione casuale spontanea, nasce una mosca nera, questa sara’ piu’ difficilmente preda di insettivori, se l’ambiente e’ scuro, di quanto non lo siano le altre. Se questa viene a riprodursi ed il carattere e’ dominante, in breve tempo si avra’ un gran numero di mosche nere che, avvantaggiate nella lotta per la sopravvivenza, potranno riprodursi sempre in maggior numero fino all’estinzione delle mosche bianche. E’ con questo sistema che dai primi organismi unicellulari si e’ giunti alla complessita’ dei sistemi di organi dei vertebrati, attraverso un incredibile numero di mutazioni casuali, tra le quali permanevano solo quelle che favorivano la sopravvivenza nell’ambiente. Oggi, con il perfezionamento dei sistemi di cura o di prolungamento delle malattie e con la messa a punto di strumenti scientifici tecnicamente sempre piu’ avanzati, per quello che riguarda la specie umana, questa evoluzione, questa selezione naturale del piu’ adatto, si e’ bruscamente interrotta. Il miope , per esempio, o l’iperteso, ha le stesse possibilita’ di riprodursi di un individuo sano, generando cosi’ figli potenzialmente miopi o ipertesi, che a loro volta possono mantenere e riproporre nella generazione successiva tale caratteristica. Questo, per l’uomo delle caverne sarebbe stato probabilmente impossibile. In un momento in cui l’ambiente di vita continua a modificarsi con velocita’ sempre maggiore, viene cosi’ a mancare qualsiasi mezzo di adattamento fisico spontaneo, creando le premesse per una qualita’ della vita sempre peggiore.

 

 

CANCRO E PSICHE.

La teoria psicosomatica del cancro ci porta a considerare questa malattia come una conseguenza organica secondaria di una precedentee primitiva alterazione psicologica. Numerosissimi scienziati, a convalida di quanto sopra detto, hanno rilevato nei soggetti cancerosi sindromi di frustrazione, disperazione, repressione, insicurezza, tensione nervosa, mentre vi e’ una certa casistica di regressioni spontanee del male causate dall’improvvisa fine del motivo di alterazione psicologica. Interessantissimi a tale proposito sono gli studi (e la pratica medica) condotti negli Stati Uniti dai famosi coniugi Simonton, secondo cui vi e’ dunque una diretta connessione tra l’insorgere di forti tensioni psicologiche e la loro conversione somatica, in questo caso il cancro, anche se resta da chiarire dove con esattezza s’inizi la distinzione tra porzione fisica e spirituale dell’uomo e se questa distinzione sia lecita, o se il cancro non sia, una volta di piu’, conferma della loro intima connessione. E non si può non citare a questo proposito l’ipotesi psicosomatica di mio padre Luigi Oreste Speciani, che documenta su basi rigorosamente statistiche l’influenza dello stress psicosomatico sull’insorgere della malattia. Recenti statistiche rivelano che con il passare degli anni, all’aumento del prodotto industriale lordo, corrisponde un incremento delle patologie degenerative (malattie cardiovascolari e tumori maligni) contemporaneamente ad un calo esponenziale delle patologie infettive ormai debellate dal progresso scientifico della medicina tradizionale. Questo significa che in una civilta’ industriale, meccanizzata, disumanizzata come quella di oggi, dove non c’e’ posto per la tranquillita’ interiore, c’e’ una causa di morte che si impone ogni giorno di piu’, e contro la quale nulla possiamo fare. Rimaniamo impotenti, nella nostra boriosa saccenza di tecnologicizzati cui tutto e’ consentito, tranne l’umilta’ di ammetterci sconfitti. La causa profonda deriva dal nostro interno, dalla nostra psiche esasperata e indebolita che non e’ piu’ in grado di trasmettere al corpo quelle informazioni che lo rendono cosi’ perfettamente e meravigliosamente strutturato. Ma se la causa dell’insorgere del male sta, seppur inconsciamente, dentro di noi, il decesso non e’ altro che un suicidio inconscio, paragonabile in tutto e per tutto al volo della mosca bianca, non in grado di celarsi nell’oscurita’, che sara’ facile preda del primo insettivoro di buon occhio. Che si tratti allora di un suicidio adattativo?

 

 

L’ADATTAMENTO SUICIDA

L’uomo preistorico aveva bisogno, nel suo ambiente, di gambe veloci, braccia robuste, forza notevole, resistenza alle malattie; un fisico insomma che gli permettesse di cacciare, mangiare e fuggire dai pericoli. Poteva cosi’ riprodursi solo colui che era sopravvissuto alle numerose minacce naturali presenti allora. Si creava in questo modo una certa selezione naturale che permetteva solo agli individui migliori la possibilita’ di sopravvivenza ed espansione nell’ambiente, secondo le loro capacita’ di adattamento. Per sopravvivere nella città’ industriale di oggi non occorre piu’ avere muscolatura potente, gambe veloci, vista acuta: si puo’ essere miopi, deboli, di salute cagionevole e avere le stesse capacita’ di sopravvivere e riprodursi. Cio’ che occorre oggi e’ un grande equilibrio interiore che ci consenta di non restare turbati dalla realta’ vorticosa che ci circonda, uno sforzo di comprensione verso quelle cose o persone che ci riesce difficile inserire nei nostri schemi logici. Oggi ci serve la resistenza alla tensione interna che si accumula giorno dopo giorno grazie allo stress del lavoro, dello studio, del traffico, della situazione familiare o ambientale. Ci viene richiesta la certezza di valori spirituali profondi che ci permettano di superare l’impasse della nostra condizione di granelli di sabbia in un universo infinito, nel vuoto immenso della mente che pensa a se’ come ad un nulla. In definitiva, la capacita’ di dare e ricevere amore per risollevarsi dalla meschina condizione di sistemi di organi insufficienti ad automotivarsi. Chi non ha testa per avere, capire, essere tutte queste cose, non ha le doti naturali per sopravvivere alle attuali condizioni. E’ una mosca bianca che prima o poi verra’ catturata da un predatore, mentre la mosca nera fara’ suo l’ambiente che prima non gli apparteneva. Chi e’ infelice, disperato, represso, frustrato, e’ destinato in teoria, date le premesse ambientali, ad estinguersi in fretta, lasciando lo spazio che prima occupava ad una nuova umanita’ che ha fatto un ulteriore passo sulla scala evolutiva, senza pero’ sapere se l’ha fatto nella giusta direzione, se si e’ migliorato o peggiorato. Nel momento in cui tutte le malattie infettive vengono curate e tutte le cause di morte sono esorcizzate o rimandate, la natura non ha altro mezzo evolutivo, per adattare la specie ‘uomo’ al nuovo ambiente da lui stesso creato, che uccidere in un modo o nell’altro gli individui meno adatti a condurre l’odierno tipo di vita. Ma cosa, in definitiva, unisce in qualche modo i vari miliardi di individui presenti sulla Terra, se non il pensiero, la psiche umana, che fa di tanti piccoli punti dispersi un preciso organismo le cui fattezze ci sfuggono e che talvolta indichiamo con Dio? E’ allora attraverso la psiche, e le sue inevitabili conversioni somatiche che l’organismo ‘popolazione umana’ fa i conti con le sue cellule malate. Malate non, si badi, di corruzione, immoralita’ o competitivita’ distruttiva, quanto piuttosto di scarsa dotazione immunitaria nei confronti dell’ambiente, unica realta’ complessa in funzione della quale tutte le altre singole parti, variabilmente e grazie al caso, si esprimono e si evolvono.

 

 

 
e-mail clorofilla
© VivaioClorofilla.it