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| SOMMARIO | LE NOSTRE PIANTE |  

Rivista del Pane quotidiano
   

PULIZIE DI PRIMAVERA

La primavera in giardino è il momento del risveglio, il momento del principio di ogni attività. Le piante sempreverdi escono piano piano dal "letargo" che ne aveva impigrito gli organi svernanti, riattivando ai primi tepori la capacità fotosintetica delle foglie. Le piante a foglia caduca rinascono addirittura, facendo germogliare le gemme prodotte nell’estate precedente, che porteranno nuovi rami, foglie, fiori e frutti. Le piante erbacee poi risvegliano nuovi getti (dalle radici, dai rizomi, dai bulbi), e i semi caduti nel terreno a fine stagione cominciano a mobilizzare le loro riserve, per compiere il miracolo della germinazione.

In alcuni casi le piante si sono evolute predisponendo l’emissione dei fiori prima ancora dell’uscita delle foglie (per esempio nel ciliegio e nei prunus da fiore, nel calicanto, nell’Azalea mollis, nella Magnolia stellata, nel Viburnum bodnatense), per favorire l’impollinazione senza intralci, e per dedicare tutta l’energia accumulata nell’anno precedente alla funzione riproduttiva (che per ogni pianta rappresenta il culmine dell’attività).

Tutte queste forme di "risveglio" e di fioritura sono fortemente a rischio in caso di gelate tardive, in quanto i tessuti giovani, ricchi di acqua, sono i più sensibili alle diminuzioni di temperatura. L’acqua, di cui i tessuti freschi sono ricchi, gelando aumenta sensibilmente di dimensione, e rompe meccanicamente i tessuti vegetali (come accadrebbe ad una bottiglia chiusa posta a lungo nel freezer). Tutte le piante hanno quindi messo in atto dei trucchi per difendersi dal freddo.

Può essere interessante vederne alcuni, perché il mondo vegetale ha prodotto tutta la fantasia evolutiva di cui disponeva, per conservarsi una discendenza nonostante i capricci atmosferici.

1) La vernalizzazione

Sia i semi che le gemme, correrebbero il grave rischio di germogliare anzitempo alla prima giornata invernale di sole, se non attuassero il sistema difensivo della vernalizzazione. In pratica un seme o una gemma di una pianta da giardino, per germogliare, non hanno bisogno solo della temperatura e dell’umidità adeguata, ma anche di un periodo sufficientemente lungo di basse temperature. Se questo periodo di freddo è troppo breve (perché, per esempio, la pianta è stata portata in casa) la gemma rischia di non germogliare, o di farlo in un momento del tutto casuale, diverso da quello naturale. Ecco perché in certi casi, prima di essere messi a dimora, i semi di alcune piante arboree vengono messi in frigo per consentire una germinazione più regolare.

2) Le gemme dormienti

Se si osserva una pianta al risveglio vegetativo, si può osservare con facilità che non tutte le gemme ripartono a primavera. Ne esistono sempre alcune (dette "dormienti") che non si risvegliano. Tale fenomeno, dovuto alla diversa permeabilità ad alcuni ormoni delle gemme stesse, ha il preciso scopo evolutivo di mantenere sempre una riserva di gemme pronta ad intervenire in caso quelle germogliate fossero morte per qualche motivo. Non appena la pianta registra la morte della maggior parte dei germogli già emessi, riattiva le gemme dormienti, consentendo in ogni caso la riuscita della vegetazione di quell’anno.

3) L’addensamento dei tessuti

E’ nozione comune che mettendo il sale nell’acqua della pasta, si alza il punto di ebollizione dell’acqua. Analogo effetto, con abbassamento del punto di congelamento, si ha "salando" un liquido in procinto di gelare. Ecco perché le amministrazioni locali spargono il sale sulle strade quando gela, e gli automobilisti mettono l’antigelo (una specie di sale liquido) nel radiatore quando fa troppo freddo. Le piante fanno quasi lo stesso, con un trucco che forse solo chi ha qualche nozione di chimica può capire. In pratica all’avvicinarsi del gelo la pianta "fa a pezzettini" i suoi granelli di amido di scorta, trasformandoli in blocchetti più piccoli (zuccheri semplici). Con questo artificio la pianta aumenta considerevolmente il numero di molecole dei suoi liquidi interni, ed è un po’ come se "salasse" la sua linfa, abbassandone di molto il punto di congelamento.

4) Resistenza alla gradualità e alla durata del freddo

E’ facile quindi capire perché le piante siano più sensibili a colpi di freddo improvvisi (perché non hanno il tempo di predisporre le difese), o a freddi, anche non intensissimi, ma di durata molto lunga (perché il meccanismo di difesa suesposto consuma gli amidi, e lascia la pianta senza sostanze di riserva). Ci stupiremmo nel vedere quanto una pianta ben nutrita, ricca di tessuti e sostanze di riserva, esposta gradualmente al freddo, possa resistere anche a temperature molto più basse di quelle normalmente indicate sui testi. E occorre di converso stare attenti anche a temperature più alte, solitamente non pericolose, qualora la pianta provenga da annate di sofferenza (per parassiti, trapianti, potature, danni, errata o scarsa concimazione), e sia sottoposta a abbassamenti di temperatura improvvisi, o magari di durata inconsueta.

5) Trucchi umani

Infine non possono mancare i trucchi umani per la difesa dal freddo, che consistono soprattutto nella protezione delle piante più sensibili con teli di tessutonontessuto traspirante, nella copertura del terriccio vicino alle radici con torba o corteccia, nello spostamento in posizioni più riparate. Un accorgimento infine importante è che se la pianta è sensibile al gelo, quando le temperature sono molto basse, è necessario bagnare pochissimo. In alcuni casi addirittura per niente. Questo perché, come detto poc’anzi, l’abbondanza d’acqua può gonfiare i tessuti, e provocare rotture nel momento del congelamento (reso più facile dalla diluizione dei succhi linfatici).

Tutte queste considerazioni ci fanno capire che:

a) Gli effetti di un problema contingente (il gelo) non sono dipendenti solo dal problema stesso, ma anche e soprattutto dalla maggiore o minore predisposizione del soggetto: in altre parole una pianta debole o malata soffrirà il gelo in modo molto maggiore di una sana (e felice)

b) Per potere partire "rinnovati" all’inizio di una nuova stagione, è necessario lasciarsi alle spalle, con coraggio e determinazione, tutti i residui rimasti della "vita" precedente: in altre parole una pianta deve liberarsi di tutte le foglie vecchie prima di ributtare fuori le nuove, e deve dedicare tutte le sue energie al "risveglio" senza perdere forze su ciò che era l’estate precedente, perché diversamente corre il rischio di non avere sufficiente energia per l’anno entrante.

Su queste premesse si basano considerazioni simboliche di portata un po’ più ampia, che ci permettono, a mo’ di gioco, di estendere questi concetti anche alla vita di tutti i giorni. Perché anche nel gergo casalingo si parla di "pulizie di primavera", e non di pulizie invernali o estive? Perché alla primavera, che è connessa in tutte le lingue al concetto di nascita, di partenza, di inizio (spring in inglese: letteralmente fuoriuscita, sbocco, e printemps in francese, nel senso di tempo primo, inizio), è legato un significato di rinnovamento interiore, che ne fa il vero "capodanno", quello in cui la natura rinasce, e per farsi nuova, vera (così come in latino), richiede la pulizia di ciò che è vecchio, superato.

Ciascuno di noi sa, nel profondo, che rinascere non è un processo facile, ne’ gratuito. Chiunque si porta dietro ruggini, rancori, postumi di errori e problemi legati alla sua vita precedente. Le piante sono capaci di rinnovarsi nel profondo ogni anno, gli uomini spesso non ci riescono. Per una volta, inserendoci in una serena accettazione della ciclicità della vita (i buddisti direbbero: accettando l’impermanenza di ogni cosa), potremmo cercare di imparare il coraggio del cambiamento, del mutamento. Che si può fare nella pratica? Tanto. E quando si incomincia a fare pulizia dentro se stessi, spesso poi ci si prende l’abitudine, e ci accadono cose meravigliose di cui non sospettavamo l’esistenza. Qualche esempio potrà illuminare meglio questo concetto. Avete una nonna o una conoscente che non visitate da tanto tempo, o che sarebbe felice di ricevere una vostra telefonata? Componete il numero ora. Avete un collega d’ufficio con il quale avete una questione aperta, che vi guasta il piacere di lavorare vicini? Prendete il coraggio a due mani e risolvetela lì per lì, perdonando dove necessario, o ascoltando tolleranti. Siete angustiati perché qualcuno vi ha sottratto dei soldi, e questo vi disturba dentro? Donatene il doppio a chi ve li ha fatti perdere e osservatene le reazioni. Non per tutti il denaro ha lo stesso valore, e può darsi che l’utile marginale tratto da un tale gesto, sia infinitamente maggiore del denaro speso. Mentite da anni a vostro marito o a vostra moglie? Portate in dono per il 21 Marzo la vostra sincerità. Se non quella passata, almeno quella convinta per il futuro. Avete paura che gli stranieri possano portarvi via il lavoro? Passate una giornata in un centro assistenza, e vedrete il problema con occhi diversi. Vi sentite incompresi da vostro figlio, o lo ritenete su una brutta strada? Regalategli una giornata di presenza e d’amore, invece dei soliti giochi o soldi, e quanto dato vi ritornerà con gli interessi. Avete sentimenti meschini di rabbia, rancore, risentimento verso qualcuno? Stupitelo dicendogli a sorpresa: "Ti voglio bene!". Un vostro conoscente viene deriso o sottostimato per qualche motivo, magari fondato? Abbracciatelo davanti a tutti, e regalategli la vostra stima. Ne farete un uomo felice, magari anche solo per un istante. Nessuna di queste operazioni è particolarmente costosa, ma tutte richiedono il coraggio di dare un po’ scandalo, di sentirsi completamente rinnovati. Prendiamo l’abitudine ad ogni primavera, di dimenticare tutto ciò che ci ha fatto del male, e di trasformare la nostra reazione in un gesto di forza, di vita. Le nostre foglie appassite o malate, i nostri rami secchi, possiamo trovare la forza di lasciarli alla nostra vita precedente. Solo così i nostri fiori saranno puri, belli e inimitabili. E daranno buoni frutti.

Che la primavera, come ogni anno, possa dare scandalo con voi.

 

 

 

 
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