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Omeopatia
   

NUOVI INDIRIZZI DI RICERCA IN AGRICOLTURA

(Articolo comparso sulla rivista "OMEOPATIA" della scuola  di Omeopatia di Verona)

SORELLA POVERA

L'agricoltura e' la sorella povera della medicina.

Basta pensare alla differenza d'immagine tra il medico (che ha la missione di sanare le sofferenze umane) e il contadino (spesso sinonimo di arretratezza o di testardaggine nel linguaggio comune), per rendersene conto.

L'agricoltura infatti presenta caratteristiche strutturali molto diverse dalla medicina, in relazione all'uso di prodotti omeopatici.

In particolare:

- non concentra l'interesse su un singolo individuo

- non consente un'indagine psicologica o verbale

- comporta metodi diversi di somministrazione

- esclude totalmente l'effetto placebo

- il singolo individuo ha un valore commerciale molto basso

Concentrando l'interesse su quest'ultimo aspetto, si puo' dire che per l'omeopata delle piante non c'e' mercato, ovvero che la prestazione professionale dell'agronomo omeopatico non puo' essere dignitosamente retribuita, il che e' lo stesso.

Ecco perche', mentre le facolta' di agraria continuano a sfornare laureati quanto quelle di medicina (un po' meno per fortuna), quasi tutti i neo-medici finiscono a curare i malati (o a fingere di farlo), mentre i neo-agronomi vanno a fare gli insegnanti di estimo, i venditori di antiparassitari, gli impiegati statali, gli agenti assicurativi o i negozianti. Dove non c'e' spazio (e denaro) nemmeno per fare il medico delle piante, sono ben pochi a prendere in considerazione l'ipotesi di fare il medico omeopatico delle piante.

ESPERIMENTI CONDOTTI IN PASSATO

Pochissimi sono i ricercatori che si sono dedicati alla risoluzione di problemi agronomici con l'omeopatia. La quasi totalita' degli esperimenti svolti su organismi vegetali (Da Jousset nel 1902, e Kolisko negli anni '20, fino ai francesi Netien, Graviou, Boiron, Projetti et al. in anni recenti) ha avuto il solo scopo di eliminare l'effetto placebo, e di dimostrare l'effettiva efficacia dei preparati.

Per trovare qualche esperimento mirato, si puo' citare Anna Koffler Wannamaker (U.S.A.) che negli anni '60 dimostro' incrementi di crescita su piante di cipolla; Kanna e Chandra in India negli anni '70 che hanno provato a proteggere la frutta raccolta dal marciume, e i recenti esperimenti (sempre indiani) di Dutta sulle malattie da carenza minerale, della Van Asseldonk in Olanda su aglio, e del sottoscritto (a meta' degli anni '80) all'Universita' di Milano (non cito qui i numerosi lavori di Franco Del Francia, rivolti alla medicina veterinaria, che e' tutt'altra branca rispetto alla cura delle malattie delle piante).

COME APPLICARE L'OMEOPATIA ALL'AGRICOLTURA

Chi volesse impegnarsi come omeopata in campo agricolo, dovrebbe innanzitutto porsi alcune domande:

- Che tipo di diluizione utilizzare

- Come somministrare i rimedi

- Come misurare la risposta dell'individuo trattato

- Quale logica seguire per la scelta dei rimedi

Per rispondere a questi quesiti sono necessarie solide basi botaniche ed agronomiche, nonche' omeopatiche. Ed e' inoltre necessario avere qualche fondata cognizione relativamente alle modalita' d'azione del rimedio.

Senza addentrarmi troppo a fondo nei risultati sperimentali da me constatati (per salvaguardare la leggibilita' di quanto scrivo), posso affermare che la risposta ai primi due punti puo' venire data solo per tentativi. Personalmente ho constatato (nelle mie condizioni sperimentali) la inefficacia di diluizioni superiori alla CH 8, anche se altri ricercatori sostengono di avere constatato l'efficacia anche di CH 1000 (il che e' del tutto probabile).

Per la somministrazione, essendo difficilmente proponibile l'imbibizione dei semi (a pianta gia' in campo), ho testato la nebulizzazione fogliare, con discreto successo.

La risposta dell'individuo trattato deve essere naturalmente dimostrata con un test di affidabilita' (tipo T di Student), e l'esperimento deve essere condotto con scelte casuali dei campioni, misurazioni effettuate da personale all'oscuro del significato della prova, elementi di misura univoci e certi (lunghezze, aree, pesi ecc.).

La scelta dei criteri con cui utilizzare un rimedio o l'altro e' invece il punto piu' delicato, e sulle vie alternative possibili, diversi ricercatori hanno battuto strade diverse. Proviamo a ripercorrerne insieme alcune.

LA VIA DELLA MATERIA MEDICA

Per il medico omeopatico, il problema della scelta del rimedio e' risolto a priori dall'esistenza di una materia medica. Tali sono i sintomi fisici e psichici, tale sara' il rimedio. Quale sia poi la modalita' di azione, e' problema secondario, affrontato a puro fine speculativo, o per amore della scienza.

Per il medico delle piante non esiste alcuna materia medica, e la scelta del rimedio deve basarsi su tutt'altre considerazioni, in quanto non vi sono similitudini sintomatiche credibili tra uomo e pianta (alopecia in autunno? Arnica dopo la potatura? Platina nella stagione dei pollini? Dulcamara se non piove?), rispettivamente eterotrofi e autotrofi, nonche' perfettamente complementari l'uno all'altro.

Diversamente dalla veterinaria, dove invece le similitudini sono moltissime, e l'attivita' omeopatica e' solo un po' depurata dall'effetto placebo, l'agronomo omeopatico deve inventarsi qualcosa di diverso, se non vuole essere condannato ad un totale insuccesso.

L'impostazione "pura" della ricerca agricola (Dutta, Van Asseldonk) caldeggia la nascita di vere e proprie materie mediche agronomiche, in cui una serie di sintomi concordanti determinino un particolare rimedio da somministrare. La creazione di queste materie mediche dovrebbe avere origine sperimentale, e richiederebbe pertanto tempi lunghissimi e standardizzazione delle procedure, nonche' la presenza di un medico delle piante omeopatico (esperto) sul campo.

Pur condividendo l'impostazione "pura" e corretta di questa linea, ritengo che alla luce dello scarsissimo numero di praticanti, e della crisi di vocazioni del settore, debbano essere battute vie piu' semplici, praticabili ed esportabili, anche se meno pure dal punto di vista omeopatico.

ISOPATIA E NOSODI

La via principe da seguire per la sperimentazione omeopatica in agricoltura e' per me quella dell'isopatia e dei nosodi.

Nelle prove da me condotte presso l'Istituto di Patologia Vegetale della facolta' di Scienze Agrarie di Milano, ho fatto spesso uso di microorganismi patogeni diluiti e dinamizzati (nosodi tipo "Oscillococcinum", "Ornitococcinum" ecc.), nonche' di sostanze tossiche (rame, NAA, 2,4D) con cui le piante erano state precedentemente avvelenate (isopatia), ottenendo risultati molto interessanti.

L'isopatia ha un gran vantaggio rispetto a qualunque altro metodo di cura omeopatica: e' facile da applicare, comprensibile a chiunque, e non richiede approfondimenti teorici troppo complessi.

Uno stesso agricoltore, trovandosi il frutteto attaccato da una qualsiasi malattia fungina, potrebbe prepararsi il nosode relativo, triturando parti malate della pianta, estraendone il rimedio omeopatico, e trattando le foglie con la nebulizzazione. Se i risultati in pieno campo ci fossero, e dessero risultanze statisticamente rilevanti, la cultura omeopatica (ricordiamolo: a residuo zero, in un momento in cui l'ambiente sta raggiungendo livelli di inquinamento insopportabili) si diffonderebbe rapidamente nelle campagne, e costituirebbe quel substrato culturale sul quale potrebbero poi innestarsi filoni di ricerca piu' ortodossi.

INDAGARE LA GLOBALITA' DELL'INDIVIDUO

Prima tuttavia di somministrare a cuor leggero un rimedio omeopatico ad un individuo, uomo animale o pianta che sia, e' bene che ognuno si interroghi sullo stato globale del paziente. Inutile cercare di curare un eczema senza inserirlo nell'economia generale dell'individuo malato, cosi' come sarebbe inutile curare una pianta da un fungo, se prima non si esaminassero criticamente le condizioni al contorno (stato del terreno, quantita' di azoto, esposizione alla luce, irrigazione, potatura, altre malattie ecc.).

Bisogna pertanto augurarsi che una parziale introduzione di metodi isopatici nella cura di malattie delle piante, possa intanto accentuare l'attenzione dell'agronomo e dell'agricoltore sull'organismo vegetale nella sua interezza (pianta, terreno, ambiente, microorganismi, lombrichi, insetti pronubi, parassiti di parassiti), con un approccio piu' rispettoso nei confronti della materia vivente.

Oggi molte aziende stanno riconoscendo all'agricoltura biologica e biodinamica non solo un maggiore rispetto dell'ambiente, ma anche (finalmente) una maggiore convenienza economica, rispetto agli alti costi di gestione dell'agricoltura scientifica (potenti trattrici, antiparassitari, diserbanti, lavorazioni, concimazioni chimiche). Il numero sempre crescente di aziende agricole a conduzione biologica puo' rappresentare un substrato gia' pronto ad accogliere un certo tipo di filosofia (prima ancora del farmaco stesso), e sarebbe ottima cosa potere creare un coordinamento scientifico trasversale, che riceva contributi fattivi da parte delle diverse cooperative di produttori biologici gia' esistenti sul territorio nazionale.

QUALCHE PROPOSTA CONCRETA

Piu' la logica di preparazione e individuazione di un rimedio diventa semplice e riproducibile, tanto piu' dovrebbe svilupparsi l'autoproduzione da parte degli agricoltori interessati. Tanto piu' basso pero' e' il costo delle derrate in pericolo, e tanto meno si vorra' investire per salvarle.

Vedo quindi molto difficile l'investimento nel settore da parte di aziende chimico-farmaceutiche di un certo rilievo, o da parte di societa' gia' specializzate in prodotti omeopatici. La ricerca si presenta lunga e disseminata di possibili ostacoli.

Proviamo a non scoraggiarci dall'inizio, e a mettere sul tavolo, sulla base degli indirizzi di ricerca gia' identificati e sperimentati con successo (nosodi ed isopatia), una serie di rimedi tipo, che possano riequilibrare a livello di messaggio piante malate con sintomatologie assimilabili. C'e' qualche organismo (unione di cooperative biologiche, produttore di farmaci omeopatici, o possiamo crearlo noi?) che abbia il disinteresse e la trasversalita' sufficienti per essere interessato a sviluppare qualche prova concreta sul campo?

La mia modesta esperienza e' a disposizione. Il sasso e' gettato, e chi vuole raccoglierlo non ha che da mettersi in contatto col sottoscritto attraverso la scuola.

La scommessa non e' da poco, e il premio e' la possibilita' di nutrirsi con cibi sani ed equilibrati, privi di residui tossici, in un ambiente pulito e vivibile, dalla conservazione del quale dipende in larga misura la qualita' della nostra vita.

  

 
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