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Giardini
   

I SEGRETI DELLE PIANTE DA SIEPE

Scelta, impianto e manutenzione delle specie più usate

 

Quante volte, nel nostro vivaio, ci siamo sentiti rivolgere la domanda: "Dovrei prendere delle piante da siepe, ma sono indeciso: cosa mi può consigliare?". Per gli indecisi, gli inesperti, i dubbiosi, ecco un piccolo vademecum che potrà aiutare a chiarire le idee e, perché no, ad improvvisarsi buoni giardinieri.

 

Cos’è una pianta da siepe?

Occorre innanzitutto considerare che non esistono, in termini assoluti, piante geneticamente da siepe, ma esemplari che vengono utilizzati a siepe, cioè piantati fittamente e potati con regolarità, così da ottenere un effetto pieno, a muro verde. Per esempio il lauroceraso (Prunus laurocerasus), il principe delle piante da siepe, può crescere benissimo come esemplare isolato: nei giardini di Milano o di Roma, se ne possono ammirare esemplari isolati, quasi dei veri e propri alberi, che in età adulta producono fiori bellissimi e profumati.

Il buio oltre la siepe?

Siamo noi uomini che obblighiamo queste piante a vivere strette strette (di solito se ne piantano due ogni metro), per i nostri scopi, che possono essere diversi: per delimitare i confini dei nostri giardini, per nascondere zone particolari (l'orto il capanno degli attrezzi), o per sostituire o coprire altri elementi antiestetici, come muri o reti metalliche. L'origine delle siepi probabilmente risale a quando l'uomo ha sentito il bisogno di difendere dagli animali la terra che cominciava a coltivare. Il senso della proprietà, unito ad una sempre più diffusa esigenza di privacy, ce le fa usare per isolarci e nasconderci dalla vista di curiosi vicini. Oggi l'utilizzo a fini ornamentali (si pensi ai bellissimi giardini all'italiana delle ville dei laghi, patrimonio verde e turistico mai abbastanza valutato), è superato di gran lunga dalla esigenza di isolamento e demarcazione che si ritrova nei nuovi canoni edilizi delle recenti costruzioni (villette a schiera), in un momento come quello attuale in cui sempre più spesso le nuove coppie si allontanano dalle città preferendo spazi più ampi e vita meno caotica.

Un suggerimento per chi abita in una villetta a schiera: accordatevi con i vostri vicini in modo da sfruttare un lato comune della siepe di confine.Ognuno risparmierà il costo di piantumazione di uno dei due lati, pur approfittando della siepe del vicino, della quale dovrà però impegnarsi a curare la manutenzione. E' un modo intelligente di andare d'accordo, risparmiando nel contempo la superficie del vostro giardino.

Protezione e ornamento

Un' altra funzione che si è data alla siepe è quella di frangivento: vi sono piante molto adatte per tale utilizzo, come ad esempio:

- Cupressus sempervirens (cipresso)

- Taxus baccata (tasso)

- Laurus nobilis (alloro)

- Quercus ilex (leccio)

- Eucaliptus pauciflora (eucalipto).

Si tratta in genere di esemplari adatti a raggiungere altezze notevoli (a volte fino a 10 metri).

L'utilizzo più bello è quello architettonico, di armonizzazione e creazione del paesaggio; pensiamo ad esemplari enormi, a cipressi o cedri (Cedrus atlantica o deodara). In tal caso le siepi diventano vere e proprie "quinte", e possono celarci interi chilometri di territorio:col risultato di spingere a cercare cosa ci sia al termine del muro verde. Col premio, talvolta, di scoprire radure immense e bellissime, spazi aperti ed ambienti ariosi che mai più si pensava di trovare nascosti dietro le grandi siepi. Se ne trovano esempi in grandi parchi anche in Italia, come il bellissimo parco Sigurtà di Valeggio sul Mincio, nel quale si trovano silenzi austeri ed ambienti da meditazione nascosti dalle siepi. E dove c'è forse la più lunga ed invitante doppia siepe di rose basse in mezzo a cui passare: un vero e proprio lento e lungo sorriso profumato.

Le specie più comuni

Il settore "siepi" in tutti i vivai è costituito da non più di una decina di specie, benché, come già accennato, ogni pianta possa essere usata per creare una barriera. Vediamo pregi e difetti delle specie più usate.

Il lauroceraso, che in termini proporzionali rappresenta forse i tre quarti delle siepi esistenti nei piccoli giardini, ha grandi pregi: basso costo, rusticità, ottima copertura, foglie lucide e coriacee, velocità di crescita. Tuttavia tende a portare via molto spazio al giardino (anche 1-2 m dal confine dopo pochi anni), e non va quindi consigliato in giardini troppo piccoli. Comporta inoltre negli anni un discreto onere manutentivo, con almeno due tagli annui. Diversamente tende a lignificare, e si pota poi con molta difficoltà.

Con caratteristiche simili, e adatto se siete in clima mite, sono l’alloro (Laurus nobilis), che vi consigliamo in particolare se siete amanti delle carni arrostite, per il noto uso culinario delle sue foglie coriacee, e il pitosforo (Pittosporum tobira), amante del sole con i suoi fiori bianchi profumati.

Completano la famiglia di piante a foglia spessa il laurotino (Viburnum tinus) dalla lunga fioritura invernale, l’eleagno (Elaeagnus angustifolia), con o senza spine, e dalla elegante foglia grigio-dorata, l’agrifoglio (Ilex aquifolium), più costoso ed elegante, il bosso (Buxus sempervirens), perfetto per le sculture topiarie per via della sua crescita contenuta, e la Photinia, per una siepe di sicuro effetto a causa del suo colore rosso fuoco.

Più contenute in spessore, e con foglie più piccole e morbide, sono invece il ligustro (Ligustrum ovalifolium) e il Pyracantha. Il primo ha il pregio di produrre in primavera dei fiorellini bianchi profumatissimi (ed esistono tra l’altro varietà a foglia dorata molto eleganti), mentre il secondo, dotato di buone spine atte a scoraggiare gli intrusi, benché di crescita un po’ disordinata, produce in estate numerosissime bacche di colore giallo, rosso o arancione. Entrambi sono piuttosto facili da potare, e lignificano molto più lentamente del lauroceraso.

Fin qui i sempreverdi, anche se talvolta vengono utilizzati càrpini (Carpinus betulus) e faggi (Fagus sylvatica), per la loro caratteristica di conservare a lungo le foglie secche sui rami.

Tra le conifere, spesso vengono usate le Cupressocyparis leylandii, i Cupressus sempervirens, i tassi (Taxus baccata) e alcune tuie (Thuja occidentalis ed orientalis), le Chamaecyparis lawsoniana ‘columnaris glauca’ ed ‘ellwoodi’, e i Cupressus arizonica (per i toni azzurri), e le Thuja plicata ‘aurea’ (per i toni dorati). Talvolta queste essenze vengono utilizzate anche per interessanti siepi miste.

Se poi si ha l’esigenza di occupare pochissimo spazio, è anche possibile utilizzare per la copertura di una rete divisoria, delle piante rampicanti. Tra i sempreverdi sono consigliabili il falso gelsomino (Trachelospermum jasminoides) e il caprifoglio (Lonicera caprifolium) o anche l’edera bianca, gialla o verde, ma è possibile sbizzarrirsi anche con miscele fantasiose di sempreverdi e non sempreverdi (edera + vite canadese, lonicera + clematis, rose + passiflora ecc.).

Spoglianti o sempreverdi?

Di solito si pensa alla siepe come a qualcosa di sempreverde, che spesso si è portati a preferire per il maggiore effetto coprente. Le sempreverdi però, hanno spesso fioriture banali o "piatte". Qualora non vi sia un'esigenza assoluta di copertura si può tentare qualcosa di innovativo, che rompa la ripetitività monocorde del sempreverde. Guardiamo le piante delle nostre campagne, le piante autoctone: da noi, in Lombardia, sono tutte caducifoglie. Certo d'inverno sembrano spoglie, però il giardino in Gennaio si vive poco. Al massimo lo si osserva, avvolto nella nebbia, o coperto dalla neve. In questa atmosfera si perde la voglia di sempreverde, e si capisce come le piante caducifoglie siano in armonia con l’ambiente: in più ci assicureremo fioriture tumultuose e una variabilità stagionale ricca di sorprese.

Siepi alternative

Perché dunque non pensare a siepi concepite come successioni di piante differenti a fioriture scalari, con diversi colori autunnali, e magari ricche di bacche in inverno? Sono le siepi più belle, e vivacizzano angoli sterili dei nostri giardini. Pensiamo agli innumerevoli cespugli da fiore a colori diversi, che possono tranquillamente essere usati in una siepe originale: Forsythia, Amelanchier (pero corvino), Prunus da fiore, Chaenomeles japonica (cotogno del Giappone), Lagerstroemia indica, viburni, Hibiscus syriacus, Cytisus e altre ginestre, Hamamelis, calicanto, spiree, Buddleia, tamerice, weigelia e molte altre, secondo fantasia e creatività.

Un'altra alternativa può essere rappresentata da altre essenze, questa volta monotematiche, come le intramontabili ortensie (ricordiamoci che vogliono l’ombra), le profumatissime lavande, i talvolta invasivi bambù.

In alcuni casi si possono creare siepi che abbiano un valore diverso da quello squisitamente estetico. Ricordo, ad esempio, particolari essenze che avevo pensato, nell' ambito di un progetto di riqualificazione floro-faunistica di una cava nei pressi di Milano, scegliendo specie idonee come fornitrici di cibo per gli uccelli, e quindi meritevoli di inserimento come attrattiva faunistica: agrifoglio (Ilex aquifolium), olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), palla di neve (Viburnum opulus), pero corvino (Amelanchier ovalis), sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), biancospino (Crataegus oxyacantha), ginestrone (Ulex europaeus), sinforina (Symphoricarpus racemosus) e molte altre.

Come fare una siepe: le solite cose... e qualche trucco

Infase d’impianto dovremo scavare per ogni pianta una bella buca, concimarne il fondo, posare la zolla, richiudere il buco con la terra, e, magari, sparpagliare in superficie un po’ di sostanza organica.

Quando piantiamo una siepe possiamo cercare di risparmiare tempo, se abbiamo la fortuna di disporre di un piccolo escavatore, scavando, ad esempio, un unico lungo solco entro cui ospitare le piante, oppure aiutandoci con del gesso od altre sostanze traccianti, segnalando preventivamente i punti di collocazione sul terreno. Attenzione anche al concime: quello chimico rende immediatamente disponibili gli elementi chimici alle piante. Stiamo attentissimi a non esagerare con la distribuzione: gli eccessi sono all'ordine del giorno. D'inverno le piante sono poco attive, per cui è inutile usare concimi chimici: preferiamo, invece, gli organici (stallatico, cornunghia, pellicino), che ci mettono più al riparo dai pericoli di eccessi di concimazione ed in più posseggono anche un effetto ammendante, cioè di miglioramento della struttura del terreno. Per andare più diritti possibile, possiamo piantare dei picchetti in corrispondenza dell'inizio, di metà o della fine della siepe, allineandoli a vista e tirando delle corde tra un picchetto e l'altro.

Siepi e problemi

"Dottore, come mai la mia siepe ha poche foglie in mezzo?". Tutte le siepi gia formate sono vuote al centro. La presenza periferica di foglie impedisce la penetrazione della luce e quindi la formazione di verde lungo i rami coperti. Quando potate generosamente una siepe che magari per anni non è mai stata toccata, non preoccupatevi del senso di desolazione che proverete finito il lavoro. I rami vuoti rimasti si riempiranno presto di foglie nuove. A patto, naturalmente, che qualche foglia sia risparmiata: la pianta non deve essere mai privata della possibilità di fabbricarsi gli zuccheri con la fotosintesi.

Spesso si possono verificare, specialmente negli impianti nuovi, morie improvvise di alcune piante. Non date la colpa sempre al fornitore (".. mi hanno dato delle piante sofferenti!"). La causa è spesso da ricercare in uno squilibrio da carenza o da eccesso idrico. La prima ipotesi si può verificare nelle messe a dimora eseguite in stagioni calde, in assenza di impianto di irrigazione e spesso con esemplari in zolla, quindi più sensibili alla poca disponibilità d’acqua. Il verificarsi della seconda ipotesi, molto più comune di quanto si possa pensare, è legato invece alla presenza di terreni asfittici, compattati e molto argillosi. Circostanza piuttosto frequente nei giardini delle case in costruzione, nei quali gli scavi dei cantieri, i passaggi frequenti di ruspe e gru, e i riporti di terra sterile presa da scavi profondi, contribuiscono alla formazione di una suola di compattamento. Tale suola causa un difficile sgrondo delle acque, creando condizioni di anaerobiosi ed insorgenza di anomale fermentazioni, spesso accompagnate da malattie fungine (marciumi, botriti, tracheomicosi ecc.).

Nel caso delle siepi, inoltre, questi problemi vengono accentuati dalla presenza di basamenti in cemento dei muretti di confine, che sono ulteriore ostacolo al deflusso delle acque. Non potete immaginare quanto comuni siano questi problemi che quotidianamente ci troviamo ad affrontare nella pratica del nostro lavoro!

 

E la potatura?

Potare le siepi non è così facile come possa sembrare Non bastano forbicioni e buona volontà. Occorre sapere il quando, il come e il quanto.

Un tempo i giardinieri "fissi" delle grandi ville private, potavano le siepi squadrate quasi settimanalmente. E anche oggi, potendolo fare, questo resta il metodo migliore, perché crea il minor danno possibile alle piante che, come tutti sappiamo, non amano affatto essere potate, tanto meno capitozzate.

La necessità di ridurre a uno o due interventi nell’anno la potatura, ha fatto quasi scomparire dal mercato alcune piante (come i Cupressus arizonica), che in assenza di continua potatura tendono a diventare disordinate, e sensibili alle intemperie. Esistono poi diversi sistemi di cura: lasciando la siepe un po’ libera e spontanea, oppure tenendola perfettamente squadrata, come nei tradizionali giardini all’italiana.

Se si segue il sistema formale, è necessario aiutarsi con il filo, per seguire la linea di taglio in altezza. Così facendo si evitano le antiestetiche "onde", tipiche dei giardinieri inesperti.

E’ necessario poi, se l’intervento è stato fatto a macchina, ritoccare a forbice i rami mal potati, onde evitare la possibile insorgenza di malattie attraverso ferite o tagli sfrangiati.

Una considerazione di costo si rende necessaria: se è vero che una piantina di lauroceraso costa molto poco, è anche vero che, negli anni, il costo di manutenzione sarà elevato. Consiglio quindi di rivolgersi a piante dalla crescita non troppo vigorosa, anche a costo di spendere qualche lira in più.

Piante con un fine

Non scegliamo, dunque, una siepe, solo per nasconderci o proteggerci, ma soprattutto per mostrarla. E cerchiamo di valorizzare le nostre coperture verdi, attribuendo loro un significato che possa andare al di là di un puro scopo funzionale. Non limitiamoci alla funzione decantata dal Leopardi ("..che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude..."), ed osiamo qualcosa di originale.

Vi sono essenze che coprono, è vero, ma anche profumate, a fioriture differenziate, dagli splendidi colori autunnali, ricche di bacche utili per noi e per l’avifauna, con foglie lucide o brillanti, o adatte all’uso di cucina. Facciamo entrare a far parte del progetto del giardino anche la nostra siepe. Non rimane che lasciare mano libera alla nostra fantasia di giardinieri creativi.

Non consideriamole solo piante di confine, ma, per una volta, piante con un fine.

 

 
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Agr. Dott. Mario Pria - Consulente presso Vivaio Clorofilla, Via D'Annunzio, 23 - 20068 - Peschiera Borromeo -Mi- cell. 3356032955