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Giardini
   

IMPIANTO D’IRRIGAZIONE: MEGLIO ALL’IDRAULICO O AL VIVAISTA?

Considerazioni sull’opportunità o meno di affidare la realizzazione dell’impianto d’irrigazione a persone preparatissime dal punto di vista idraulico, ma non competenti dal punto di vista agronomico.

Acqua, acqua, acqua

L’acqua è da sempre considerata uno degli elementi fondamentali della nostra vita. Ogni organismo vivente è costituito principalmente da acqua, e il valore biologico di quest’ultima (dai filosofi presocratici come Talete fino ai biologi molecolari e agli omeopati come Benveniste e Del Giudice) è sempre stato evidenziato. Ma anche l’arte dei giardini (fontane, ruscelli, giardini giapponesi), la poesia ("La pioggia nel pineto" e "L’onda" di D’Annunzio) la letteratura ("Siddharta" di Hesse) e perfino le religioni (battesimi, fiumi sacri) hanno sempre dato all’acqua un posto di rilievo.

Il problema dell’acqua per chi possiede un giardino, benché in modo più prosaico, è oggi sentito con molta intensità. Tutti coloro che fino a qualche anno fa abitavano in città, e che oggi possiedono una villetta, al momento dell’acquisto hanno trascurato il fatto di avere un giardino. Quando si sono trovati a dover passare un’ora tutti i giorni ad annaffiare il prato, per non vedere morire tutto, hanno cominciato a valutare l’ipotesi dell’impianto d’irrigazione. E lì sono sorti i primi dubbi.

Un impianto come si deve

Un impianto di irrigazione completo non è altro che una rete di tubi sotterranei che portano acqua a degli spruzzatori, governata da un "rubinetto intelligente" (l’elettrovalvola), in grado di aprirsi e chiudersi nel momento in cui la centralina programmabile glielo comanda. Chi vuole realizzare un impianto dovrebbe prima farsi un’idea tecnica di ciò che va a fare, e solo successivamente scegliere la soluzione migliore. Ciò naturalmente richiede tempo, e fornitori che abbiano voglia di dare qualche spiegazione in più. Nella pratica succede che chi sta rifacendo il prato dice: "Mi faccia un preventivo per l’irrigazione: se non mi costa un patrimonio facciamo anche quella".

Ho un amico idraulico...

Spesso in questa fase della trattativa, salta fuori un amico o conoscente del cliente che fa l’idraulico, e che si propone per la realizzazione dell’impianto. In teoria gli idraulici dovrebbero essere le persone più idonee per la realizzazione di impianti d’irrigazione. In pratica no. L’idraulico di solito è bravissimo a stringere i raccordi, che raramente gocciolano. E’ abilissimo nel collegamento alla rete idrica principale, e segue tutti gli standard tipici della sua professione. Tende però a riempire di spruzzatori l’area, sovrapponendo spesso e volentieri i getti, come insegnano i manuali. Così facendo, spesso, si creano impianti sovradimensionati. Ignorando quindi che l’esigenza di un cliente, è spesso anche quella di non spendere un capitale.

Ma l’errore più grande commesso dagli idraulici è quello di non tenere in alcuna considerazione la presenza di piante e le esigenze idriche di queste. Non per cattiva volontà, naturalmente, ma semplicemente perché l’idraulico (salvo rarissime eccezioni) non si è mai occupato di piante e giardini.

Vivaisti incompetenti?

E allora? Non resta che rivolgersi al proprio vivaista o garden center di fiducia. Ma se anch’egli non fosse attrezzato, o competente in materia? Vediamo come riconoscere una struttura seria.

Innanzitutto occorre sincerarsi che il garden center svolga direttamente il lavoro con i suoi operai, e non lo passi a terzi (magari idraulici!). Bisogna quindi pretendere che la visita per il preventivo sia svolta dal titolare o da un dipendente qualificato. Durante la visita si dovranno controllare diverse cose, perché l’incompetente tenderà ad improvvisare. In alcuni casi guarderà l’appezzamento a occhio, e poi sparerà una cifra, che vi consigliamo di rifiutare in ogni caso. E’ impossibile infatti fare un preventivo senza prendere le misure dell’area, e senza misurare la portata d’acqua esistente (da cui dipende il numero di spruzzatori che può gestire una singola elettrovalvola). Tendenzialmente demanderà a terzi il collegamento elettrico della centralina, o l’acquisto del pozzetto in muratura. Se poi chiedete notizie sulla manutenzione in caso di guasto, normalmente glisserà. Infine tenderà spesso a forzare, anche in piena terra, l’uso di materiali e centraline tipicamente da terrazzo o balcone (microirrigatori, centraline monozona da rubinetto, giunti ad incastro ecc.). In assenza di referenze certe, diffidate dei vivaisti che si improvvisano tecnici d’irrigazione dopo aver letto un pieghevole di qualche ditta produttrice.

Vivaisti competenti

Il vivaista in gamba misurerà invece l’appezzamento con cura (tracciandone almeno uno schizzo su carta). Controllerà, almeno visivamente, pressione o portata d’acqua dell’acquedotto, e si informerà su eventuali cadute di pressione stagionali od orarie. In seguito prenderà informazioni sulle esigenze del cliente, sulle sue possibilità di spesa, sulle piante presenti, sulle diverse destinazioni delle zone (orto, prato, aiuole), sulle possibili necessità di ampliamenti futuri.

In altre parole, il tecnico competente mette in relazione l’impianto con le esigenze dell’area verde (invece che con le sole capacità idriche dell’acquedotto), ed ha quindi nozioni di idraulica e nozioni di agronomia (se poi fosse agronomo, consideriamo che ha dovuto anche sostenere uno o più esami di idraulica per conseguire la laurea). Il vivaista competente è certamente in grado di fare un preventivo di costo contenuto, se questa è l’esigenza del cliente. Come ci è capitato qualche mese fa in un condominio dove le bagnature del prato venivano fatte manualmente (male), ma non vi era disponibilità economica sufficiente per creare un impianto completo. Abbiamo studiato allora una soluzione economica, che trascurava alcune piccole zone, facendo uso di irrigatori a lunga gittata (in accordo col cliente) e la spesa si è subito dimezzata. Con notevole soddisfazione dei condòmini, che oggi spendono per irrigare a mano le zone "trascurate" meno di un decimo di quanto spendevano prima.

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Come funziona un impianto serio

In parole molto semplici, l’impianto di irrigazione è una rete idrica fatta di materiale plastico rigido, in cui viene fatta scorrere l’acqua dell’acquedotto. Nel momento in cui l’acqua entra nei tubi, gli irrigatori interrati, a causa della pressione, escono dal terreno, e irrorano una certa area del giardino. L’accesso dell’acqua in questa rete di tubi è governato da un rubinetto speciale (l’elettrovalvola), che si apre o si chiude in funzione degli impulsi elettrici che riceve da un timer (la centralina), solitamente programmabile per durate di bagnatura diverse. Tutto qui.

Se si mettono troppi irrigatori su una sola elettrovalvola, non vi sarà acqua sufficiente per farli funzionare tutti insieme. Avendo quindi misurato una portata d’acqua (per es.) di 2500 litri/ora, e sapendo che ogni irrigatore sottrae 500 l/h, sapremo già di potere mettere al massimo 5 irrigatori, se vogliamo che l’impianto funzioni. Pertanto se da progetto ci servono (per es.) 10 irrigatori, dovremo per forza installare due elettrovalvole; e la centralina governerà l’apertura in sequenza, prima di una e poi dell’altra, in modo che il giardino venga completamente bagnato.

L’area di giardino irrigata dagli spruzzatori dipendenti da una singola elettrovalvola viene chiamata "zona". Esisteranno quindi impianti a 1, 2, 3, 10, 100 zone, a seconda dell’ampiezza dell’area da bagnare.

Difficile? Non mi sembra. Allora perchè quell’aria di mistero che affettano tanti tecnici infarcendo i loro discorsi di termini incomprensibili?

Esigenze diverse per piante diverse

Il problema che può e deve risolvere un vivaista competente è indubbiamente quello relativo alle esigenze differenziate che hanno le piante.

Se per un prato l’esigenza più importante è quella di ricevere una bagnatura omogenea e costante, non è necessariamente detto che tempi e orari adatti al prato lo siano anche per conifere, arbusti e piante da orto. Per esempio sulle siepi (lauro, ligustro) è spesso inutile indirizzare il getto d’acqua. Infatti la siepe ha sempre radici che si estendono per un buon tratto nel prato. Ed anche gli arbusti da fiore preferiscono ricevere il getto alla base, piuttosto che sul fogliame, per arrecare il minor danno possibile ai fiori.

Ho visto molto spesso morire delle conifere (abeti, cipressi, tuie) a causa del getto d’acqua continuo indirizzato sul tronco o sulle foglie, che provocava malattie fungine (soprattutto tracheomicosi) che seccavano i rami in tempi molto brevi. Lo stesso rischio si corre con i grandi alberi (tronco di 25 o più cm di diametro), che tra l’altro interrompono il getto, creando pericolose aree asciutte nella zona appena posteriore al tronco stesso.

Vi sono poi piante che gradiscono abbondanti adacquature (aceri, salici, pioppi, ontani, rododendri, ortensie, astilbe, impatiens) ed altre che non le tollerano (piante grasse, palme, alcune conifere, bulbose, gerani, ellebori, tagetes, aromatiche). E’ evidente quindi che non si può pensare di bagnare tutto allo stesso modo. Ma il problema si complica ancora di più se si considera che, indipendentemente dalle essenze presenti, il giardino ha anche aree con esigenze idriche diverse in funzione di:

- Maggiore o minore ombreggiamento

- Esposizione a Nord o a Sud

- Copertura terreno con corteccia o foglie

- Maggiore o minore presenza di argilla o sabbia

- Eventuali depressioni o avvallamenti del terreno

- Presenza di impermeabilizzazioni sotterranee

- Zone con naturale tendenza al ristagno

- Presenza di corsi d’acqua o laghetti

- Tratti in pendenza soggetti a ruscellamento

Alla luce di queste semplici considerazioni, fanno sorridere quelli che pretendono di preventivare impianti d’irrigazione (magari al computer) basandosi sulla sola planimetria dell’area.

Ma allora come si deve fare?

Un tempo per ogni zona

Il sistema è piuttosto semplice. Si tratta di dividere l’impianto in zone differenti, governabili quindi separatamente dalla centralina con tempi e modi diversi di irrigazione, in funzione delle diverse esigenze mostrate dalle piante.

Non è che i nostri clienti pretendano la perfezione (anche perché la perfezione ha un costo). Sono abituati però a richiedere servizi che siano studiati con intelligenza, pur rimanendo in ambiti di investimento accettabili. Facciamo un esempio per capirci. Ipotizziamo un giardino da 2-300 mq, con un’area dietro casa esposta a Nord (con i soliti problemi di muschio, e con presenza di aiuole di ortensie e rododendri), e un’area più estesa a Sud con arbusti da fiore (lagerstroemia, forsizia, rose), con una zona orto e due balconi con piante ricadenti. Un buon impianto prevederà quattro zone: una per la zona Nord che bagnerà il minimo indispensabile, una per la zona Sud con irrigazioni più frequenti, una per l’orto con tempi e quantità variabili a seconda delle colture in atto, e una per i balconi, collegata a dei microirrigatori a getto regolabile per differenziare l’uscita d’acqua in funzione delle piante presenti nei vasi. Il tutto dovrà naturalmente essere posto in atto seguendo i trucchi del mestiere per rispettare le piante, e cioè:

- usando getti fuori terra per superare eventuali cespugli troppo alti

- installando almeno un sensore di pioggia, per evitare di sprecare acqua e di fare danni quando già piove

- installando gli adeguati scarichi contro il gelo

- Facendo attenzione a non colpire i tronchi con i getti

- Evitando di lasciare zone asciutte

- Programmando adeguatamente la centralina elettronica.

Se il giardino è mal progettato, con conifere a Sud, aceri giapponesi in pieno sole, rose all’ombra e zone ristagnanti ovunque? Il mio consiglio è in tal caso quello di aspettare a fare l’impianto d’irrigazione, cercando prima di tutto di risolvere i problemi esistenti. Magari spostando l’acero più in ombra e le rose al sole, e correggendo i ristagni con stallatico e materiali drenanti. E che fantasia e creatività possano aiutarvi.

Devono imparare da noi

Periodicamente in Italia si importano mode e usanze dall’America o dal resto d’Europa. Talvolta utili e interessanti, talvolta superflue. Tutto ciò che riguarda l’aspetto idraulico dell’irrigazione proviene dall’estero. Ma abbiamo veramente così tanto da imparare? Se per millenni abbiamo bagnato a mano forse un motivo c’era. Come riporta il mio nonno materno Ugo Pratolongo in un suo libro del 1920 intitolato "Problemi di agricoltura italiana" in un passaggio dove afferma: "Non nelle terre aride, brulle o incolte, ma dove una vite o un’ulivo cresce su un pugno di terra appena trattenuta dai sassi, dove un aranceto verdeggia al sole e non una goccia d’acqua sfugge alla saggia economia irrigua, ivi è l’Italia agricola. E nessun elogio le è pari".

Proviamo ad essere fieri della nostra diversità, che’ in qualche caso sono gli altri a dovere imparare da noi. E diamo un nome alle nostre conoscenze (per esempio "Irrigazione bilanciata"). Se abbiamo qualche dubbio su come stringere i raccordi, chiediamo pure consiglio all’idraulico. Ma per progettare le esigenze idriche delle piante del nostro giardino, con un po’ di coraggio, pretendiamo competenza.

Le nostre piante non potranno che essercene eternamente grate.

 

 
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