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Giardini
   

GLI ERRORI PIU' COMUNI NELLA POTATURA DI ALBERI, ARBUSTI E PIANTE DA FRUTTO

UN ERRORE DI INTERPRETAZIONE

Dopo avere fatto potare in modo drastico un paio di tigli, un carpino e (orrore) un Cedrus atlantica, uno dei miei vicini, fiero, mi dice: "Ha visto che bel lavoro, dottore? Una bella tosata ci voleva proprio!" Cerco educatamente di spiegare che la "capitozzatura" non è il metodo migliore per risanare una pianta, ottenendo in cambio uno sguardo dubbioso.

Il mio vicino è in buona compagnia. L'Italia è il paese europeo (a giudicare dal paesaggio) dove si taglia e pota nella più totale disinvoltura. E il cattivo esempio è dato dagli enti pubblici. Un'indagine condotta su numerosi comuni della provincia di Brescia pochi anni orsono, aveva certificato come la quasi totalità dei lavori di giardinaggio appaltati fosse stata concessa a ditte prive di qualifica professionale. I risultati si vedono: ovunque capitozzature indiscriminate, e tagli a macchina distruttivi. Una capitozzatura infatti richiede mezz'ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato. E una pianta potata "a sgamollo" (tipo palo della luce) diventa subito altissima, e consente di prendere appalti che chiedono piante di 3-4 m, con piante giovanissime. Quanti clienti sono disposti a pagare di più per un taglio più corretto? Alla fine tutti pensano che più si pota e migliore è il lavoro, senza capire che invece è l'esatto contrario. E' un errore di interpretazione grave, dovuto alla cattiva abitudine di interpellare chiunque su problemi di giardinaggio, dando a tutte le risposte lo stesso peso. Se si ha un braccio rotto, si chiama il medico. Ma se c'è da potare, spesso il parere dell'amico vale più di quello dell'agronomo.

COME OGNI PIANTA RISPONDE ALLA POTATURA

Ciò che viene sempre ignorato, è che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati. Perchè, mentre una leggera potatura "naturale" (dovuta a insetti, malattie, morsi di animali, urti, vento) fa parte delle abitudini di ogni pianta, la potatura forte induce invece il vegetale ad avere più getti. Perché se un ramo è stato mangiato o danneggiato, ne verranno prodotti due o tre per meglio rispondere all'offesa. Inoltre la pianta capitozzata, con lo stesso apparato radicale che reggeva l'intera chioma, nutrirà solo pochi getti nuovi. Che saranno perciò vigorosissimi, e diventeranno, con tutta probabilità alti e lunghi, ma probabilmente non fioriferi o fruttiferi. Quando si pota, poi, si altera la cosiddetta "dominanza apicale", cioè quel fenomeno che tiene in parziale dormienza le gemme più basse, a vantaggio di quella più in alto. Tagliando la gemma dominante, l'inibizione cessa, e tutte le gemme sottostanti ritornano in attività, creando talvolta orrori vegetali, come pini e abeti cornuti, "scopazzi" e simili. Ma non finisce qui. Il sole, infatti, attraverso la fotoinibizione delle auxine (i più importanti ormoni di crescita vegetali), regola lunghezza e robustezza dei getti, facendoli crescere verso la luce. Immaginiamo cosa può succedere dopo un taglio indiscriminato.

Quando si osserva il paesaggio verde umanizzato, viene tristezza. E si ha voglia di credere a Masanobu Fukuoka, agronomo giapponese "naturale", quando sostiene che la crescita delle piante da seme, senza alcun intervento umano, è perfetta. Infatti ha constatato la ripetizione di angoli di crescita ripetitivi, e di altri splendidi accorgimenti, che permettono la massima intercettazione della luce. Dove l'uomo mette mano, ecco rami intrecciati, succhioni, scope, rami filati: che costringono a rimettere mano. Perché allora si pota?

Perché per esempio le piante innestate (da frutta e ornamentali) sono state tutte già "violentate", e richiedono una regolazione umana. Perché si vuole contenere uno sviluppo eccessivo (potatura verde). Per favorire la fioritura o la fruttificazione. Per fare dei bonsai. Per favorire l'attecchimento di un trapianto, riducendo la traspirazione fogliare. Per fare riprendere vigore a piante vecchie e indebolite. Per regolare una siepe. Per ripulire da rami morti o irregolari. Per aggiustare gli squilibri derivanti da potature precedenti. Ci sono mille validi motivi per potare, sapendo come fare. Sempre però rispettando l'armonia e lo sviluppo della pianta. Mai, sicuramente, dando "una bella tosata".

ALBERI, CHE DISASTRO

Basta guardarsi in giro per mettersi le mani nei capelli. La maggior parte delle piante d'alto fusto non richiederebbe mai potatura per l'intera vita, se si eccettua qualche periodico intervento di pulizia dal secco. Eppure qua e là è tutto un potare, e sguardi di disprezzo vengono dispensati a chi si sottrae all'annuale obbligo "condominiale". Un buon progettista di giardini dovrebbe prestare molta attenzione all'occupazione futura di spazio di un albero. Si potrebbero così prevenire molti espianti e potature dovuti all'esuberanza del verde. Piante di alto fusto come i Cedrus (atlantica e deodara), pini e abeti, ippocastani, tigli, aceri, acacie, non possono essere piantati in giardini di 80 mq. Eppure c'è ancora chi li mette nelle fioriere. Dopo, ovviamente, è tutto un tagliare ed espiantare. Chi progetta deve prevedere i diametri di crescita finale delle chiome, e se non c'è spazio deve convincere il cliente a rinunciare a qualche pianta. Il buon progetto si vede negli anni, e non in trenta giorni.

Le conifere non si devono mai potare, se non per pulire il secco. Eppure in giro si osservano decine di Cedrus a cui è stata tagliata la punta. Il risultato è un bel mozzicone spoglio in alto, accompagnato da tanti bei mozziconi laterali. Un albero capitozzato richiede poi due o tre anni di lavoro per essere riportato alla normalità, perché i lunghi getti disordinati che emetterà, dovranno essere "indeboliti" più volte con tagli mirati sia di potatura verde che invernali. E con un potatore molto abile.

Come sempre è molto più facile distruggere che costruire. Come ci ricorda una scritta all'ingresso del "parco della preistoria" di Rivolta d'Adda: un albero può dare un milione di fiammiferi, ma un solo fiammifero può distruggere un milione di alberi.

PIANTE DA FRUTTA E ARBUSTI DA FIORE

In giardino però, dove la natura è più antropizzata, potare è necessario. Le piante da frutto devono infatti essere impostate, quando sono giovani, con la potatura di formazione. Che sfrutta proprio la caratteristica del rigetto multiplo nei punti di taglio, per formare dei palchi sovrapposti. La potatura di produzione è invece quella che consente di massimizzare la produzione di frutta sui rami. Ciò che non tutti sanno, è che nelle piante che fanno frutta sui rami più vecchi (ciliegio, melo, pero, ma anche pesco e albicocco) la potatura deve essere limitata, se non si vogliono perdere frutti. Sul ciliegio inoltre, che è molto sensibile alle gommosi, occorre veramente risparmiare la forbice. Sulle piante che al contrario producono su rami dell'anno (vite, kiwi) la potatura deve essere drastica.

Analogo principio vale per gli arbusti da fiore: ortensia, Forsythia, Azalea, Kerria, Weigela, Prunus, fanno fiori su rami vecchi o dell'anno precedente, e vanno perciò potati con attenzione. Mentre rose, Buddleia, Fuchsia devono essere potate basse in inverno, se si vogliono avere rigogliose fioriture. L'ortensia invece viene regolarmente potata in tutti i giardini, molto più di quanto le sarebbe necessario. Salvo poi lamentarsi perché ha fatto pochi fiori, e piccoli (tipici dei rami giovani). La Forsythia, che richiede un bel taglio subito dopo la fioritura di Febbraio-Marzo (che le consente lo sviluppo durante tutta la stagione dei nuovi rami destinati a fiorire l'anno successivo), viene invece spessissimo potata in inverno. Perdendo così il 90% della sua splendida fioritura. Non vanno toccati in inverno nemmeno rododendri e azalee, se non si vogliono sacrificare tutti i boccioli preparati nell'anno precedente. Una rosa non potata, invece, diventerà sempre più allungata, e porterà fiori su rami sempre più alti, fino ad indebolirsi e a fiorire meno. In pratica, deve potare solo chi sa come e quando fare.

Sulla rosa (e su altre piante a potatura invernale) c'è anche discussione sul taglio a Novembre o a Febbraio. Chi pota presto, avrà tagli perfettamente cicatrizzati. Chi pota tardi avrà invece la possibilità di scegliere i rami migliori dopo i geli invernali. Entrambe opinioni rispettabili, che rendono superata la divisione in due "partiti" assolutisti.

Infine le siepi. Se si vuole che il lauroceraso sia folto e verde, il taglio dovrà essere frequente e leggero, sia in alto che in "pancia". Possibilmente privilegiando nuove gemme dominanti rivolte verso l'interno della siepe. Così facendo la crescita sarà più ordinata e si renderanno necessari tagli di entità sempre minore. Quando si riduce invece l'altezza della siepe di un metro, è logico aspettarsi getti forti e vigorosi. Ma su una base di tronchetti spogli, in quanto coperti alla luce dalle fronde più esterne. Perciò occorre tagliare ancora, per aggiustare i danni procurati. A fine stagione, inoltre, si deve tagliare lasciando il tempo alla pianta di fare dei piccoli rigetti. In tal modo la siepe sarà più elegante, e non presenterà il legno nudo tipico dei tagli di Ottobre-Novembre. Poche regole ma da non trascurare.

UN PO' DI TECNICA NON GUASTA

Quand'anche il neofita impari a potare al momento giusto e nella misura corretta, può comunque commettere gravi errori. Per esempio errori di tecnica di taglio, che sono frequentissimi. Il taglio infatti deve essere: pulito, obliquo, e vicino a una gemma o a un nodo. Quanti tagli slabbrati, strappati, scortecciati, che mi capita invece di vedere in giro. E quanti orizzontali, che possono creare microristagni d'acqua con conseguenti infezioni fungine. I tagli lontani da gemme o nodi, poi, generano antiestetici mozziconi legnosi, che la pianta stessa deve in seguito escludere dal passaggio linfatico, e difendere da saprofiti e parassiti. Forbici affilate e un po' di attenzione rendono lunga la vita della pianta.

PARLARE SOTTOVOCE

Chi vede una pianta sofferente, non sempre ne cerca la causa. Più spesso invece impugna forbice e seghetto, riducendo l'arbusto (sia esso un Ficus benjamina o un rododendro) a un mozzicone. Ma è una pia illusione credere che il vigore donato dalla potatura possa salvare la pianta. Se non si risolve il problema, potrà solo peggiorare. Per molti, purtroppo, è più difficile fermarsi a pensare un minuto, che non afferrare il forbicione e fare piazza pulita.

Chi non conosce le caratteristiche di un albero è pieno di illogiche paure: cadrà, danneggerà la casa, si ammalerà, romperà il selciato, sfonderà le cantine, sporcherà con le foglie, intaserà le grondaie, toglierà la luce, attirerà topi, insetti e uccelli, darà fastidio all'automobile. E sarà pertanto indotto a tagliare il più possibile, causando di contro guasti e disordine. Per una volta, facciamo funzionare il cervello e "diamoci un taglio".

Mio padre Luigi Oreste, medico psicosomatico e ricercatore, usava dire "Se si vuole ottenere qualche risultato, alle cellule (e agli organismi viventi) bisogna parlare sottovoce". La prossima volta che impugneremo un paio di forbici, proviamo a ricordarcelo.

 
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Agr. Dott. Mario Pria - Consulente presso Vivaio Clorofilla, Via D'Annunzio, 23 - 20068 - Peschiera Borromeo -Mi- cell. 3356032955