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Gardenia
   

UNA LAMPADA DI DUBBIE ORIGINI

Excursus semiserio sulla vera origine dei nomi scientifici delle piante.

E' a tutti noto che ogni specie vegetale e' internazionalmente definita da due termini latini, che indicano il genere e la specie dell'organismo in oggetto (il primo da indicare maiuscolo e il secondo minuscolo). Per completezza andrebbe sempre indicato anche un terzo termine (spesso abbreviato) con il nome di colui che per primo ha così definito la pianta, onde evitare confusione quando autori diversi l'abbiano descritta. Per esempio l'ortensia comune e' denominata Hydrangea macrophylla DeCandolle, oppure (sinonimo) Hydrangea hortensis Smith. Quando si trova una "L.", ad esempio in Calendula officinalis L., si sottintende Linneo, che nel 1753, con l'opera "Species plantarum" stabilì l'attuale classificazione basata sull'apparato riproduttivo delle piante.

Molto spesso, tuttavia, il terzo nome viene omesso per praticita', o dove vi sia limitato pericolo di confusione. E' evidente che queste norme assumono maggiore importanza quanto piu' si ampliano i confini della discussione, e diventano fondamentali per gli scambi scientifici internazionali. Nonostante questi sforzi di standardizzazione comunque, l'origine dei nomi non e' sempre così chiara come potrebbe sembrare.

Tempo fa cercavo di identificare il nome di un fiorellino di colore viola e dalle foglie pubescenti, che mia madre aveva trovato spontaneo in un giardino di montagna, e che, con un minimo di cure, si era diffuso enormemente. Non senza difficolta', e grazie al sempiterno manuale del Dalla Fior, lo identificai come Lychnis coronaria, una cariofillacea. Incuriosito dal nome, scoprii che in greco lychnos significa lampada. Tale nome derivava, secondo il Dalla Fior, dalla forma ad orciolo del frutto. L'enciclopedia Macdonald sosteneva invece che il nome lampada fosse stato dato per la particolare brillantezza dei fiori di alcune specie (non certo della L.coronaria, a mio giudizio). Ma lo stesso Macdonald si smentiva 200 pagine piu' avanti, parlando di Lychnis flos-jovis (altro fiorellino similare) sostenendo che il nome derivava dall'uso che un tempo veniva fatto delle foglie, come stoppino delle lampade. Lì mi fermai, temendo di trovare su altri testi che il nome derivava dalla forma delle radici, o dall'olio dei semi che veniva usato nelle lampade.

Questo e' un esempio di notevole creativita' "editoriale", giustificato solo dal fatto che, nel mare infinito di generi e di specie esistenti, si rende necessario un supporto mnemonico, anche se non propriamente "autorizzato".

Vediamo allora come ci si puo' aiutare a ricordare con precisione i nomi di generi e specie vegetali, con un filo di astuzia.

Prima di tutto molti nomi sono composti, e costituiti da nomi latini e greci. Gia' noi italiani siamo piu' fortunati degli anglosassoni, perche' i nomi latini sono piu' vicini alla nostra lingua. Facciamo dunque un piccolo sforzo in piu', anche se non abbiamo frequentato il liceo classico, e memorizziamo alcune radici di uso frequente.

"Pseudo", per esempio, significa "falso", ed ecco che troviamo Pseudotsuga, Robinia pseudacacia. "Chamae" significa "nano", e subito ricordiamo Chamaecyparis (cipresso nano), Chamaedorea (palma nana), Chamaecereus, Chamaerops (cespuglio nano). "Spermum" vuol dire seme, e pensiamo a Trachelospermum (seme a forma di collo), Leptospermum, ma anche alla distinzione sistematica tra gimnosperme (a seme nudo) e angiosperme (a seme rivestito). "Anthus" vuol dire fiore, ed abbiamo così Antirrhinum (fiore a forma di naso), Schizanthus (fiore tagliato), Dianthus (fiore degli dèi), Anthoxanthum (fiore giallo) ecc. "Acantos" significa spina, ed ecco spiegati Gleditsia triacantos (spine a gruppi di tre), Acantocalycium (calice in mezzo alle spine) ecc. Insomma non e' difficile.

Su un libro del 1815 ("Spiegazione dei nomi generici delle piante") si trovano delle spiegazioni di nomi di piante veramente curiosi e interessanti. L'autore ci ricorda per esempio che la Calceolaria si chiama così perche' il fiore ha forma di scarpetta (significato latino di calceolus). La mimosa trae il suo nome dal greco (imitatore, buffone) perche' le sue foglie (nella Mimosa pudìca) si ritraggono quando vengono toccate. L'Eryngium deve il suo nome ad una parola greca che significa "ruttare". Infatti Dioscoride sostiene che l'Eryngium fa "rendere tutte le ventosita'". Eucalyptus significa "ben coperto", e cio' e' dovuto al fatto che la sua corolla copre gli organi sessuali come un berretto. Peccato che non ami particolarmente gli ambienti freddi. Il faggio deriva dalla parola greca "mangiare", anche se raramente si vede qualcuno cibarsi di faggiole. Il frassino (dal greco "separazione") si dice debba il suo nome alla facilita' con cui il legno si divide. La liquirizia (Glycirrhiza) e' composta dalle due parole radice e dolce. Hyosciamus vuole dire fava dei porci. Il noce (Juglans) e' la ghianda di Giove. La Lavandula e' colei che si usa lavando, la Malva colei che ammollisce. La bella Oenothera (composto di vino e belva) e' descritta da Dioscoride, Plinio e Galeno come pianta la cui radice, di odore vinoso, calma le bestie feroci. Non avendola trovata, Linneo applico' quel nome ad una pianta americana di tutt'altre caratteristiche, sicche' il nome non corrisponde. Non c'e' da preoccuparsi di queste stranezze: la stessa orchidea pare debba il suo nome ai testicoli (per non so quale rassomiglianza).

Sara' vero, non sara' vero? Il dubbio e' perlomeno lecito. Non resta che concludere questa breve rassegna, con la definizione che l'ignoto autore del 1815 da' (forse con un filo di autoironia) per il genere Brassica: parola celtica, che in quella lingua significa propriamente un "cavolo".

 
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