Fiori, Piante, Progetti, Lavori nel verde  
| SOMMARIO | LE NOSTRE PIANTE |  

Rivista di Bioagricoltura
   

LOTTE QUOTIDIANE

Esperienze di tutti i giorni di un agronomo che vorrebbe lavorare in armonia con la natura

TEORIA E PRATICA

Credo che tutti conoscano bene che cosa sia un garden center. Sia il distratto visitatore del giorno della festa della mamma, che l’appassionato ricercatore di piante rare, collegano questo nome ad un grande centro commerciale non-food che vende, e in parte produce, non solo piante e fiori, ma anche vasi, terricci, fitofarmaci da banco, accessori per il giardinaggio (guanti, forbici, stivali), e talvolta anche libri di settore, tosaerba, arredi per giardino, impianti di irrigazione, nanetti, gazebo e pergolati. L’origine di questi centri può essere del tutto artificiale (investimento nuovo da parte di un imprenditore puro, tipico delle strutture più grandi), oppure derivare per evoluzione naturale da un piccolo vivaista (ad esempio produttore di gerani e fioriture annuali, oppure di piante da frutta), che piano piano si ingrandisce e comincia a tenere una gamma più vasta di piante, aprendo poi gradualmente agli accessori, ai trattamenti, e così via.

Sette primavere fa, ho avuto la ventura di aprire un’attività del genere in Lombardia, con un socio, anch’egli agronomo, con il quale potessi impostare un’attività florovivaistica un po’ particolare, rivolta al biologico e ad iniziative di carattere naturale (compostaggio, potature rispettose, uso di fitofarmaci naturali, concimazioni con prodotti naturali, consociazioni ecc.). E immediatamente ho potuto rendermi conto, sul campo, di come la teoria sia infinitamente lontana dalla pratica, e di come il grande pubblico sia spesso lontano dal capire la portata di problematiche che vadano un po’ più in là del quotidiano.

Sia io che il mio socio ci siamo laureati con tesi innovative sulla protezione delle piante: io all’istituto di patologia vegetale con una ricerca sull’applicazione dell’omeopatia ad alcune malattie, il mio socio all’istituto di entomologia. L’idea di base che sta dietro a questo genere di ricerche è di solito il voler scoprire un principio o un procedimento nuovo, di qualche utilità, che possa interessare un produttore, dei clienti, un mercato. Il problema pratico che va tenuto in considerazione è invece che spesso il prodotto o il procedimento identificato non interessano nessuno. Talvolta (ma sono un po’ cattivo) neppure il ricercatore. Ad esempio per l’omeopatia applicata alla cura di alcune malattie fungine (principio nuovo, del tutto non tossico per uomo e ambiente, dimostrato funzionante egregiamente in un prestigioso istituto universitario) non vi è stato nessun interesse pratico dimostrato da alcuna azienda (tra quelle interpellate) ad approfondire le ricerche nel campo investendo, almeno, un po’ di fiducia. Per contro l’interesse dei singoli appassionati è elevatissimo, e ancora oggi riceviamo visite di singoli ricercatori o hobbisti da ogni angolo d’Italia che, stimolati da qualche articolo, conferenza o libro, vogliono sapere in dettaglio ciò che, diversamente, non trovano da nessun’altra parte.

UN FALLIMENTO DOPO L’ALTRO

Se ci si domanda perché le aziende tengano in così bassa considerazione l’ambito dei prodotti naturali, la risposta non è così facile. Partiamo dai dati di fatto. Parliamo della disponibilità di prodotti per la vendita al banco. Qualche anno fa la Rhone-Poulenc Agro lancia una linea intera di prodotti naturali dal convincente nome di "Naturae".. Oltre ai concimi a base di sangue secco e di cornunghia, vengono schierati sul banco del vivaista insetticidi naturali di vario tipo, dal Bacillus thuringiensis contro i lepidotteri defogliatori Ifantrya e processionaria, ai disorientanti ormonali per le formiche, ai prodotti contro afidi e cocciniglie a base di oli vegetali, fino ai nematodi entomoparassiti per la lotta all’oziorrinco, temibilissimo defogliatore di piante ornamentali. Inoltre poltiglia bordolese e zolfo completano la linea nel campo dei fungicidi naturali. Le confezioni, eleganti, in cartone riciclato tutte dello stesso colore, con istruzioni chiare e semplici, rendono anche gradevole e facile la scelta del prodotto da parte del cliente (a differenza della maggior parte dei prodotti da banco che invece riportano diluizioni e concentrazioni per ettaro o per ettolitro d’acqua, costringendo le persone a complicate equivalenze). Entusiasti della novità ci lanciamo in una forte pubblicizzazione di questi prodotti per i nostri clienti, sostituendo, in tutto o in parte con la linea "Naturae", l’uso di prodotti chimici nei giardini privati da noi seguiti.

Il tutto dura un anno appena. Già nella primavera successiva mancano all’appello metà dei prodotti, per i motivi più disparati. Alcuni ritirati dal mercato perché in contesa con altre ditte per le diciture sulla confezione. Altri da restituire a causa della data di scadenza. La linea dimezzata provoca una copertura carente su molte patologie, e quindi minore attrattiva verso i clienti. Ma non basta. L’anno successivo La Rhone-Poulenc vende addirittura il marchio "Naturae" alla Reckitt & Colman (Gesal), che l’anno dopo chiude definitivamente la linea. Tuttavia insistiamo decisi, cercando di coprire con altri prodotti alternativi le aree rimaste scoperte. Troviamo così prodotti biologici di altri produttori, con i quali andiamo ad arricchire la gamma: Scudo della Cifo, a base di estratti naturali di ortica, origano ed equiseto; Bio Repellent della Dueci Fito con analoga composizione (che però lascia un "deposito" che intasa lo spruzzatore), contro afidi, cocciniglie, funghi e batteri; i nematodi contro l’oziorrinco dalla Koppert o dalla Intrachem. E’ ovvio che procurarsi pochi prodotti, in piccola quantità, da tanti produttori diversi, comporta uno spreco in termini di costi di consegna, costi di stoccaggio, condizioni di pagamento punitive. Quest’anno anche Scudo, insieme alla borlanda (Supernat), scompare dal catalogo Cifo. E’ una lotta continua. Ma non ci arrendiamo: continuiamo a cercare instancabilmente prodotti biologici nuovi da tutti i fornitori di fitofarmaci che si presentano da noi con catalogo e valigetta, per contrastare la tendenza dei produttori a mandare fuori produzione ogni nuovo prodotto biologico. Alcuni di essi, devo dire, hanno peraltro ottima efficacia (basti pensare allo scudo sugli afidi o al bio-repellent sulle cimici), e quindi la loro scomparsa dal catalogo non è certo legata all’inefficacia del formulato, ma ad una serie di altri fattori.

Prodotti sempre disponibili sono gli insetti entomoparassiti (vespette parassitoidi contro la cocciniglia, rincoti entomofagi, crisopidi e coccinelle contro gli afidi) che però hanno tempi di scadenza quasi immediati, e non possono quindi essere stoccati, ma solo ordinati su richiesta. In pratica il costo di trasporto della singola confezione, il costo in sé del prodotto, e la difficoltà di distribuzione (che richiede personale specializzato, quindi un ulteriore costo), ne ha limitato fortemente la diffusione.

Oggi insomma riusciamo a lavorare tranquillamente con derivati organici nel campo della concimazione, dove le alternative esistono (stallatico, pollina, pellicino, cornunghia, humus, leonardite, borlanda, sangue secco, cascami di lana, compost), ma sui fitofarmaci naturali dobbiamo basarci su piccole forniture variate da Intrachem, Bioline (quassine, propoli, saponi) e pochi altri volonterosi. Facciamo inoltre largo uso di trappole e repellenti (colle, contenitori con attrattivi), e in qualche caso (intossicazioni da concimi, acidi o metalli pesanti) facciamo uso di tecniche omeopatiche, o più precisamente isopatiche. Tutto il resto fallisce o è fallito, pur di fronte ad un mercato che sembra continuare a richiedere che i produttori evolvano verso il naturale e il non tossico.

I MOTIVI DELL’ABBANDONO

Abbiamo provato a riepilogare, in sintesi, i fattori del fallimento commerciale di queste sostanze. I più importanti ostacoli alla diffusione, a nostro giudizio sono i seguenti:

1) Costo maggiore del preparato rispetto al corrispettivo chimico

2) Errata convinzione nel grande pubblico che "più è velenoso, più è efficace"

3) Ignoranza (talvolta veramente insopportabile) del personale addetto al punto vendita, che non riesce a spiegare la differenza tra prodotto naturale e prodotto chimico

4) Deperibiltà più o meno marcata del prodotto biologico rispetto al chimico (i nematodi durano un mese circa, gli insetti parassitoidi pochi giorni)

5) Sviluppo sempre maggiore di supermercati e garden privi di consulenti (si sceglie da soli, si paga alla cassa..)

6) Penetrazione limitata sul mercato (nicchia) e legata alla vendita "su consiglio", che non giustifica, nella grande multinazionale, la permanenza dell’articolo su catalogo

7) Disinteresse del grande pubblico (in contrasto con un marcato interesse di una minoranza) ai problemi di inquinamento e avvelenamento.

Ecco. Basta pensare alle percentuali di votanti ai referendum su caccia e pesticidi di qualche anno fa, o ricordare la gente che si portava via casse di insalata radioattiva dopo Cernobyl col sorriso sulle labbra (un bel risparmio!), per capire quanto l’italiano medio abbia a cuore l’avvelenamento della falda o il rispetto degli insetti pronubi.

CHE FARE

Due le vie per operare in questo difficile settore. O appoggiarsi su piccole ditte specializzate, con piccole quantità e alti costi (Intrachem, Bioline), oppure sensibilizzare in qualche modo il grande pubblico all’uso di prodotti più innocui. Perché questo avvenga ritengo siano necessari diversi passi. Innanzitutto è necessario rendere meno facile l’uso di prodotti velenosi. Non è possibile che nel 2000 sia consentito a chiunque di servirsi al banco di un supermercato di prodotti chimici di ex 3° e 4° classe (oggi classificati come "nocivi" e "irritanti"), senza alcuna spiegazione in merito se non quella riportata succintamente sulla confezione. Incominciamo a togliere dal bancone un buon numero di veleni, lasciando invece in libera vendita quelli naturali, e vedremo che i gusti della gente (per sua natura pigra) si sposteranno verso il prodotto di più facile reperimento. E lavoriamo poi su costi, disponibilità e qualità.. Da quando esiste una legge chiara sugli alimenti biologici, con certificazioni e responsabilità precise, i banconi dei supermercati si sono riempiti sempre più di alternative "naturali".. Certo non agli stessi costi dei prodotti normali, ma nello stesso tempo più a buon mercato di quanto avveniva solo pochi anni fa, quando la carota "biologica" (e non si sapeva cosa veramente volesse dire) costava quattro volte quella normale, ed era esposta come una rarità per intenditori. I risultati si vedono: sempre più utenti scelgono biologico, e i banconi si allargano. Quindi non sono gli italiani a essere del tutto insensibili: vogliono soltanto avere la comodità di una scelta, e sono disposti a pagare prezzi leggermente più alti (ma non esageratamente più alti) per un prodotto di qualità maggiore. Qualità che, in questo caso, deve essere percepita. Cioè trasmessa come vantaggio nell’uso del prodotto rispetto al corrispettivo chimico.

DIECI VANTAGGI, TANTA PAZIENZA

Questi vantaggi possono essere sintetizzati in un decalogo che ciascuno di noi dovrebbe tenere a mente:

1) Minore rischio di intossicazione personale durante l’uso

2) Minore rischio di avvelenamento di animali, domestici e non

3) Raccolta frutti, foglie (salvia, menta, basilico), fiori non avvelenati da sostanze chimiche

4) Maggior equilibrio della pianta che riceve stimoli leggeri e non squilibranti, attivando le sue difese naturali

5) Rispetto degli insetti pronubi, che in fase di impollinazione rimarrebbero avvelenati

6) Rispetto dei parassiti di parassiti, che controllano naturalmente le popolazioni nocive

7) Maggior ricchezza in principi nutritivi dei frutti (vitamine, zuccheri, oligoelementi)

8) Maggior sapore e conservabilità

9) Rispetto della natura e dei suoi ritmi e cicli

10) Minor inquinamento complessivo dell’ambiente (legato anche all’eliminazione dei residui non utilizzati)

Se ciascuno di noi pensasse veramente a che cosa significa ognuno dei punti suddetti, l’uso di fitofarmaci chimici (che si situa così alla base della catena alimentare) cadrebbe verticalmente. Basti pensare, senza volere essere terroristici, ai risultati terribili delle ricerche tedesche decennali sul contenuto in principi nutritivi della frutta e della verdura acquistata sui banchi del fruttivendolo, i cui valori nutritivi erano scesi in alcuni casi addirittura del 75% rispetto a dieci anni prima. O anche alle conseguenze drammatiche, che emergono da nuove indagini, della carenza in oligoelementi (Boro, Zinco, Rame, Selenio, Manganese, Litio) dell’alimentazione umana, con gravi conseguenze sul carattere, sull’umore, sull’irritabilità, nonché su numerose fastidiose malattie, dalla cefalea alle allergie.

Inutile dire di più, quando non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ed è altrettanto inutile cavalcare crociate in modo arrogante o calpestando diritti altrui (anche quello di avvelenarsi da soli). Continueremo invece la nostra lotta parlando, divulgando, contraddicendo, scrivendo ovunque possibile, e soprattutto comportandoci in linea con le nostre convinzioni, senza perdere colpi, e senza mai accettare che qualcuno possa ledere il diritto, nostro e dei nostri figli, di non essere avvelenati per il comodo o la pigrizia altrui.

CREATIVITA’ E COERENZA

Ricordo un aneddoto su un popolare comico, abituato a denunciare le malefatte dell’industria e degli inquinatori, di cui si raccontava che parcheggiasse con arroganza la sua Mercedes nei posti riservati ai disabili, senza spostarla neanche quando sollecitato. Episodio vero o ingigantito, poco importa. Quello che importa è che chi ha potuto osservare questo fatto (ammesso che ci sia stato), ha certo perso ogni fiducia nelle parole del comico, che si è giocato tutta la sua credibilità con un comportamento non coerente con le denunce che andava a fare.

Ricordiamoci sempre di essere noi per primi tolleranti nei confronti di chi ci sta intorno, quantomeno per non metterci sullo stesso piano di chi prevarica un nostro diritto senza rendersene conto. Ci sono tante altre cose importanti al mondo oltre a questa, e non possiamo pretendere che, poiché importa molto a noi, debba per forza essere in cima ai pensieri di tutti gli altri. C’è chi sta morendo di cancro, chi è stato appena lasciato dalla moglie o dal marito, chi è depresso, chi ha il figlio malato, chi ha perso il posto di lavoro, chi beve, chi è sul lastrico. Cerchiamo di avere prima di tutto rispetto. E di essere poi sempre coerenti con i nostri comportamenti in modo da essere esempio vivente verso gli altri.

Abbiamo fatto tanti passi avanti, in questi anni, a livello di coscienza collettiva verso l’ambiente. Ma anche alcuni passi falsi. Per esempio l’estremismo esagerato dei verdi in alcune occasioni (legati agli alberi per non farli abbattere), e la totale subalternità politica di costoro verso una sola parte (accettando compromessi con politiche governative prive di qualsiasi attenzione verso l’ambiente, o addirittura conniventi con repressioni totali della libertà terapeutica, come nel caso Di Bella), ha portato la gente comune a non fidarsi più. E il razzolare male ha comportato la lenta ma graduale erosione della base elettorale verde, con totale scomparsa della possibilità di critica o di intervento.

Proviamo a dire e fare diversamente: con l’esempio pratico, quotidiano, dipingendoci il naso di rosso, ogni tanto, per non drammatizzare sempre, ma soprattutto rinunciando alle scorciatoie comode del "tanto lo fanno tutti".. Siamo stati, siamo o saremo "maitre a penser": prima o poi tanti ci seguiranno. Ma lo faranno solo se nella scelta di vita che facciamo, riusciamo ad essere equilibrati, sereni, e anche felici. Se saremo perennemente "incazzati neri" come l’automobilista di Gioele Dix, forse l’alternativa impegnativa che proponiamo, eserciterà minore attrattiva. Crediamo in un’alternativa pulita e possibile: comportiamoci di conseguenza, senza spaventarci se la maggioranza delle persone ci ignora o ci deride. L’hanno fatto persone molto più in gamba di noi: Buddha, Cristo, Gandhi, o, nel loro piccolo Don Milani, Di Bella o, che so, Adelaide Aglietta, di cui piangiamo la recente scomparsa. Siamo in buona, anzi ottima compagnia. Possiamo iniziare a rimboccarci le maniche.

 

 

 
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